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di Ignazio Corrao, Efdd - MoVimento 5 Stelle Europa

"Ho incontrato a Bruxelles Dolkun Isa, un attivista uiguro, che mi ha raccontato di come migliaia di studenti siano stati costretti a ritornare in patria, arrestati e inviati nei famigerati campi di rieducazione cinesi, veri e propri centri di propaganda in cui i giovani uiguri sono indottrinati alla cultura cinese e indotti ad abbandonare la propria.

Gli uiguri sono un'etnia turcofona che vive prevalentemente nel Turkestan Orientale, una regione autonoma cinese ubicata nel nord-ovest della Cina. Questo gruppo etnico, che per lingua e cultura è più vicino alle popolazioni centroasiatiche, è composto da circa 9 milioni di persone, il 99% delle quali di fede musulmana.

La popolazione uigura è vittima ormai da più di mezzo secolo di una vera e propria persecuzione sistematica e istituzionalizzata portata avanti dalle autorità governative cinesi nel tentativo di uniformarla forzatamente al resto del Paese. E poco importa se questo popolo abitava quell'area già da 1500 anni prima dell` invasione dell` Esercito di Liberazione Popolare e conseguente annessione alla Repubblica Popolare Cinese (1949).

Questa massiccia discriminazione e marginalizzazione la si può riscontrare pressoché in tutti gli ambiti della società sotto forma di forti restrizioni e divieti, sia per quanto riguarda la propria identità culturale che per l'appartenenza all'Islam. Per dare un`idea di come le differenze etnico-religiose siano notoriamente poco tollerate in Cina, basti pensare che tra i metodi di repressione più diffusi da parte del governo cinese ci sono esecuzioni arbitrarie, abusi sistematici, detenzione di prigionieri politici, tortura e sparizioni forzate. Gli uiguri, tra l`altro, sono la sola etnia in Cina per la quale è prevista la condanna a morte per crimini politici e le esecuzioni sono spesso pubbliche e sommarie.

Ogni forma di manifestazione della religione musulmana (come il Ramadan o la semplice preghiera), o il suo insegnamento vengano puniti per legge o repressi. Ma le discriminazioni a tutto campo della popolazione uigura non si fermano qui. E le conseguenze di queste discriminazioni sono drammaticamente rispecchiate in un semplice dato: più del 90% delle principali posizioni economiche, politiche e amministrative sono occupate da dipendenti cinesi.

La politica della Cina "divide et impera" ha diviso i popoli indigeni del Turkestan Orientale (come gli uiguri, i kazaki, i kirghizi, gli uzbeki e i tatari) e sembra non esserci limite né vergogna agli abusi illegittimi e alle violazioni gratuite di diritti umani in corso.
Noi, dal canto nostro, stiamo mettendo a punto alcune concrete azioni politiche, da intraprendere al più presto, per sollevare l'attenzione dell'Unione Europea su questo gravissimo caso di violazione dei diritti umani".


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Intervento di Fabio Massimo Castaldo, Efdd - MoVimento 5 Stelle Europa nella plenaria di Strasburgo sul caso degli attivisti diritti umani Wu Gan, Xie Yang, Lee Ming-Che, Tashi Wangchuk.

"Quindici anni di prigione: unica colpa essere un tibetano. È la pena che rischia di essere inflitta a Tashi Wangchuk, un negoziante che ha avuto la "sfrontatezza" di rivendicare in un video del New York Times il sacrosanto diritto dei tibetani a studiare nella propria lingua nativa. Tashi viene così accusato di "incitare al separatismo" e incarcerato per due anni. Adesso rischia che la sua pena venga estesa per ben quindici e quando il tasso di condanne è del 99%.

Come Tashi, anche Wu Gan, Xie Yang, Lee Ming Che e Choekyi e tanti altri ancora, ennesime vittime della repressione e dell'educazione patriottica di Xi-Jiping nei confronti di chiunque si discosti dalla sua linea: giornalisti, difensori di diritti umani, monaci buddisti e minoranze religiose come quelle dei Uiguiri Falung Gong. La lotta al terrorismo è sempre un'ottima scusa per attuare una sorveglianza e censura ancora più rigide. Forse la Cina diventerà davvero entro la metà del XXI sec., la prima potenza mondiale come prevede Xi-Jiping. Ma deve esserlo anche dello stato di diritto non solo del commercio".

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