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Chiediamo alla Commissione europea di rigettare la richiesta dell'India di aumentare le varietà di riso basmati da esportare in Europa a dazio zero. Nel 70% dell'area coltivata a basmati in India viene utilizzato il triciclazolo, un pesticida potentissimo vietato in Europa perché potenzialmente genotossico e cancerogeno e che agisce anche come interferente endocrino. La Commissione europea sta valutando la richiesta arrivata dall'India e ha avviato una consultazione.

L'Europa deve archiviare la stagione della globalizzazione selvaggia che non rispetta l'ambiente e la salute dei cittadini e pensa solo al profitto. In Italia ci sono migliaia di produttori di riso in crisi dalle attuali politiche europee. Le importazioni a dazio zero già concesse alla Cambogia e al Myanmar stanno massacrando il settore visto l'aumento di 9 volte della quota in pochi anni.

In Italia non si produce riso basmati ma il tipo japonica. Tuttavia, le massicce importazioni di riso extraeuropeo stanno cambiando i consumi e il mercato. Le quotazioni del riso italiano si sono praticamente dimezzate mettendo in crisi gli agricoltori. Nell'ultimo anno i prezzi riconosciuti ai coltivatori hanno registrato contrazioni consistenti: -58% per l'Arborio, -57% per il Canaroli, -41% per il Roma.

L'importazione massiccia di riso basmati rischia, inoltre, di compromettere il nascente settore della produzione di varietà di riso aromatico in Italia. Queste coltivazioni, frutto dell'eccellenza della ricerca del nostro Paese, si stanno facendo largo sul mercato proprio in risposta alla crescente domanda della varietà indica di riso. Una nuova invasione di riso dall'India porterebbe con se delle conseguenze disastrose per gli agricoltori che stanno investendo in questa direzione.

Sosteniamo le richieste delle associazioni di categoria che sono quelle di una clausola di salvaguardia e della reintroduzione dei dazi sul riso cambogiano per tre anni. Inoltre, chiediamo all'Europa di non chiudere gli occhi anche su come il riso viene coltivato. Secondo una analisi Coldiretti, infatti, nel 2017 in Italia è arrivato il riso raccolto nei campi abbandonati dai Rohingya in fuga dalla repressione. Insomma, in tutti i trattati commerciali deve essere dirimente la questione dei diritti umani altrimenti saremmo complici dello sfruttamento dei lavoratori che troppo spesso avviene nei Paesi asiatici. Per questa ragione chiederemo lo sospensione delle preferenze commerciali in seguito alla mancanza dei diritti umani.

La nostra battaglia al Parlamento europeo è chiara. L'agricoltura deve puntare su sostenibilità, stagionalità, km zero, criteri etici nella selezione dei prodotti e niente additivi. Bisogna dare priorità alla distribuzione di prodotti freschi rispetto a quelli trattati, al fine di incoraggiare abitudini alimentari più sane tra i cittadini. La Commissione europea non prenda decisioni che danneggiano il settore e ascolti consumatori e produttori. Mangiamo il riso che produciamo in Italia.

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