Questa è la nuova sede dell'EMA. E non esiste un piano B

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(foto esclusive: la nuova sede dell'EMA è un cumulo di macerie)

di Piernicola Pedicini, EFDD - M5S Europa

Vi presentiamo la nuova sede dell'EMA. Stiamo facendo tutto il possibile affinché la candidatura di Milano possa essere considerata valida, di fatto Amsterdam ha proposto una sede temporanea diversa da quella valutata dalla Commissione. Questo viola il principio di immutabilità dell'offerta, un fatto grave che si aggiunge alle responsabilità del Governo italiano, per non aver controllato e reagito in tempo.

Le istituzioni olandesi si stanno prodigando nel fornire rassicurazioni in merito alla conclusione dei lavori, benissimo. Ma come il nostro Governo abbia fatto a perdere l'assegnazione dell'Agenzia europea per i medicinali rimane un mistero: il nuovo palazzo è inesistente e la struttura che invece dovrebbe ospitare temporaneamente l'agenzia non è mai stata valutata - come detto - dalla Commissione europea. Si tratta dello "Spark building" che ha sostituito i due edifici presentati dall'Olanda in un documento riservato. Lo Spark risponde solo per metà alle esigenze di spazio in termini di metratura e ha altre anomalie come la condivisione del parcheggio con nientemeno che un albergo.

La cosa più sconcertante è che il direttore attuale dell'EMA, Guido Rasi, ha ammesso che attualmente non esiste un piano B. Quindi, qualora il cumulo di macerie non dovesse trasformarsi in un edificio nel giro di circa un anno - cosa altamente improbabile -, è concreta la possibilità che l'EMA non si potrà trasferire. E il Regno Unito potrebbe addirittura non accettare più di ospitare la stessa agenzia oltre i termini della Brexit a Londra.

In questo caos i nostri politici si stanno affannando per urlare più forte, ma la verità è che sono i primi responsabili dell'ennesima occasione mancata dell'Italia. Ci chiediamo cosa abbiano combinato centrodestra e centrosinistra in questi anni di relazioni internazionali in UE per riuscire a perdere l'assegnazione dell'EMA contro un cumulo di macerie.

L'iper attivismo di Antonio Tajani, a due settimane dalle elezioni, non ci sorprende: ieri ha scritto al suo compagno di partito Juncker per chiedergli di vedere tutte le carte su EMA, carte peraltro già diffuse da alcuni giorni dalle autorità olandesi. Ma perché Tajani non le ha chiesto prima? È presidente del Parlamento europeo da Gennaio 2017, è stato commissario europeo e conosce bene la macchina burocratica che prende le decisioni fondamentali per la vita dei cittadini europei.

Perché a giugno 2017 non ha chiesto di far recapitare al Parlamento tutte le richieste giunte al Consiglio da parte delle città offerenti una sede per EMA? Perché Tajani ha aspettato oggi per protestare sulla procedura che vuole escludere con un cavillo il Parlamento dal diritto di co-legiferare insieme al Consiglio? E in quale riunione di partito era impegnato il 20 novembre scorso per non accorgersi che Milano stava soccombendo sotto i colpi di un sorteggio tanto sfortunato quanto mistorioso? L'unico caso di sorteggio di una gara pubblica a porte chiuse!

Ora Tajani fa la voce grossa per incassare qualche voto in più alle elezioni. Tanto il Parlamento deciderà non prima del 12, 14 marzo e quando sarà chiaro definitivamente che l'Olanda sarà riuscita nell'impresa straordinaria di vincere al gioco delle tre carte con l'Europa, sarà anche chiaro che Tajani potrà porre fine alla sua carriera politica, visto che intanto avrà anche perso le elezioni.

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