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di Marco Valli, EFDD - M5S Europa

Fanno le regole e non pensano alle ricadute. Ieri Danièle Nouy, il presidente del Consiglio della vigilanza unica della Banca Centrale Europea (SSM), l'ha sparata grossa, affermando candidamente che un'analisi d'impatto quantitativa e qualitativa per valutare gli effetti delle nuove disposizioni sugli NPL (i crediti deteriorati delle banche) non avrebbe nessuna utilità e non sarebbe nemmeno fattibile. Questo perché l'Addendum riguarda solo gli NPL futuri per cui una valutazione degli effetti dovrebbe basarsi su scenari ipotetici (forse qualcuno dovrebbe spiegare a Madame Nouy che tutte le analisi di impatto si basano comunque su stime e previsioni).

A RISCHIO LA TENUTA DEL NOSTRO SISTEMA BANCARIO
È davvero inconcepibile come un cambiamento così invasivo e di così ampia portata sulla gestione del credito - quello di cui vi avevamo parlato qua - possa essere adottato senza valutare prima le eventuali ripercussioni negative sui prestiti, sull'economia reale e in particolare su PMI e giovani imprenditori. Il celebre "addendum" per le disposizioni sugli NPLs potrebbe mettere a rischio la stabilità stessa di singoli istituti e la tenuta del nostro sistema bancario, accelerando le scalate bancarie da parte dei grandi gruppi stranieri. Evidentemente, eliminare il problema dei crediti deteriorati che infastidisce l'Europa del Nord è la massima priorità della vigilanza europea, anche se questo dovesse significare mettere in ginocchio il sistema bancario e l'economia di un Paese. Hanno pensato prima ad accontentare gli Stati membri del Nord (Germania e Olanda), senza preoccuparsi minimamente delle possibili conseguenza sui sistemi bancari dei Paesi del Sud Europa.

TUTELATE LE BANCHE DEL NORD EUROPA, PENALIZZATE QUELLE DEL SUD
Eppure, come denunciamo da anni, questo cieco rigorismo funziona solo in una direzione, dato che, mentre l'azione della vigilanza contro gli NPL si intensifica in questo modo, il problema della gigantesca esposizione in titoli illiquidi e complessi, noti come "titoli di livello 2 e livello 3", inclusi i derivati, continua a non figurare tra le priorità di supervisione della BCE per il 2018. La vigilanza bancaria europea sta sbagliando rotta. Cosa vuol dire? Che i titoli illiquidi e tossici, quelli che causano problemi di rischio sistemico all'economia internazionale, non verranno presi in considerazione nel corso dei "controlli" della vigilanza. Il loro ammontare è enorme: si stima che le banche tedesche abbiano in pancia questa spazzatura per il 41% del patrimonio netto tangibile, quelle svizzere per il 35,3%, quelle nord europee per il 24,4%. In Italia non si va oltre il 9%. In altre parole, con le attuali regole, il nostro sistema bancario rischia di andare in un default pilotato, in quanto ad essere analizzato è soltanto il rischio del credito (dovuto anche alla malapolitica che nel corso degli anni ha spolpato MPS, per fare un esempio) e non i titoli finanziari illiquidi di cui sono piene le banche del Nord Europa, soprattutto le banche francesi e tedesche.

L'ITALIA IN PASSATO HA FATTO SENTIRE POCO E MALE LA SUA VOCE
Come su tutto il pacchetto bancario in revisione al Parlamento europeo stiamo lavorando da relatori ombra per fare il possibile nell'interesse nazionale, ma la situazione è di perenne rincorsa. Su questi temi strategici relativi alla disciplina bancaria internazionale, l'Italia ha fatto sentire molto poco e male il suo peso, soprattutto in passato, quando è stata tracciata la rotta. Al di là dei chiarimenti introdotti nell'ultima versione dell'Addendum, di cui prendiamo atto, rimangono ancora aperti importanti interrogativi sulla logica economica alla base di questa iniziativa come dell'iniziativa parallela lanciata dalla Commissione con il pacchetto legislativo NPL che è per ora solo una proposta che dovrà passare il vaglio di Parlamento europeo e Consiglio.

UN EFFETTO SARÀ UNA STRETTA DEL CREDITO PER L'ECONOMIA REALE
Come primo effetto certo delle disposizioni contenute nell'Addendum BCE, come nelle misure proposte parallelamente dalla Commissione, le banche dovranno essere molto più caute nel prestare denaro attraverso canali di credito tradizionali, e avranno bisogno di più coperture, quindi richiederanno ai clienti sempre maggiori garanzie reali. Quelle personali saranno praticamente inutili. Questo avrà un impatto negativo soprattutto su finanziamenti a PMI, start-up, giovani imprenditori e famiglie. Le richieste di accantonamenti andranno ad aumentare in futuro le dismissioni in massa di NPL a prezzi di sconto, piuttosto che facilitare la ristrutturazione dei crediti di famiglie e imprese in difficoltà, soprattutto in caso di crisi, e questi effetti negativi colpiranno principalmente la periferia dell'Eurozona (vedi squilibri Euro/area valutaria non ottimale).

GLI ACCORPAMENTI POTREBBERO PORTARE A NUOVI BAIL-IN
La ripulitura dei bilanci dagli NPLs determinerà l'attribuzione di grandi profitti per i pochi grandi attori finanziari fortemente specializzati nella gestione del recupero crediti e nel quale è molto difficile creare un mercato competitivo. Ma per le banche, le conseguenti svalutazioni nei bilanci delle banche porteranno a nuove richieste di ricapitalizzazione, con pesanti ricadute negative sulla loro capacità di prestare all'economia e sulla tenuta dell'intero sistema. Avverrà un'accelerazione degli accorpamenti e delle scalate bancarie in Italia, già in corso e a favore di grandi gruppi stranieri, con possibili problemi per i risparmiatori vista applicazione del regime del Bail-in durante le risoluzioni degli istituti di credito. Il rimborso prestiti verrebbe gestito da società terze di recupero crediti, rompendo così il rapporto fiducia banca-cliente, con impatto sociale su famiglie e imprese in difficoltà.

CONDIZIONI ALTERATE DI CONCORRENZA
Non è chiaro in che modo il nuovo regime aumenterebbe l'accesso ai finanziamenti come prevede la Commissione, dato che requisiti sul rischio di credito ancora più stringenti insieme con le nuove esigenze di ricapitalizzazione portano di conseguenza logica ad una stretta al credito. Infine, l'assenza di qualsiasi tipo di azione legislativa o di vigilanza per prevenire l'ulteriore accumulo di titoli illiquidi di livello 2 e livello 3 (derivati) e ridurre le esposizioni con livelli minimi di copertura, comporta condizioni alterate di concorrenza tra istituti basati su modelli di business differenti (credito/finanza).

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