cambridge-analytica-facebook-zullo-movimento-scandalo-dati-spostamento-m5s.jpeg


Mark Zuckerberg, all'indomani dello scandalo di Cambridge Analytica, aveva dichiarato che tutti gli utenti della sua piattaforma sarebbero presto ricaduti sotto la normativa europea "General Data Protection Regulation" (GDPR), che consente un giro di vite fondamentale sulla protezione dei dati personali. La GDPR entrerà in vigore dal 25 maggio e metterà ordine nel caso generato da un uso improprio delle informazioni degli utenti dei social network. Incredibilmente, però, sembrerebbe che il vero piano del colosso sia un altro: spostare tutti i contratti degli utenti non europei dall'Irlanda (che è in UE e deve sottostare al GDPR) a un'altra collocazione, verosimilmente gli Stati Uniti dove la protezione dei dati sensibili dei cittadini è molto più blanda. E non è la sola, ci sono altre multinazionali: LinkedIn e una parte di Microsoft stanno pianificando un'azione simile.

Facebook cambierà il regime di trattamento dei dati personali, per fare sì che circa 1,5 miliardi di utenti (soprattutto tra Africa, Asia, Australia e America Latina) non ricadano sotto l'occhio europeo. Siamo di fronte allo stesso meccanismo usato dai paradisi fiscali per sottrarre risorse agli Stati membri, di cui tra l'altro l'Irlanda - la sede fiscale di Facebook - è un esponente. Insomma, il social network più potente del mondo continuerà ad appoggiarsi in Europa per sfuggire alle tasse, ma scapperà dall'Irlanda per non sottostare al regime di controllo sui dati personali.

Oggi, infatti, circa l'80% degli utenti mondiali di Facebook (tutti quelli fuori dal Nord America) è soggetto al controllo dell'autorità regolatrice irlandese. Se la situazione fosse rimasta questa, sarebbe stato scacco matto per Zuckerberg. Lo spostamento prevedibilmente vedrà Facebook muovere questa immensa quantità di informazioni sensibili verso gli Stati Uniti, dove come detto la legislazione sulla privacy è decisamente lacunosa rispetto a quella prossima europea.

Il GDPR ha infatti norme molto più stringenti di quelle USA o extra-europee. In primis, il diritto all'oblio, che permette all'utente di chiedere al social network di essere informato su tutte le informazioni raccolte sulla propria persona e di chiederne la rimozione totale. In secondo luogo, in caso di dati degli utenti hackerati, il GDPR prevede che le piattaforme informino l'autorità regolatrice del mercato entro tre giorni dall'attacco. Una misura molto forte (negli USA possono volerci mesi, come accaduto per Yahoo e Uber) che se non rispettata prevede pesanti sanzioni. Inoltre, non è dato sapere come verrano gestite, anche per gli utenti europei, il comportamento di quelle applicazioni appoggiate a Facebook che hanno sedi extra-europee. Ma che tramite il social network prelevano informazioni sensibili degli utenti.

Il commento del portavoce Marco Zullo: "A livello europeo c'è un dibattito molto acceso sulla Data-Economy e sulla difesa dei dati personali. Mai come prima, abbiamo l'opportunità di creare delle solide basi per lo sviluppo di un mercato digitale europeo sano e dalla parte dei cittadini. Per farlo, però, non deve venir meno la fiducia: chi naviga sul Web deve avere la certezza che i propri dati siano al sicuro.

Non possiamo accettare la doppia faccia di Mark Zuckerberg, che vuole raggirare questa fiducia. Pubblicamente dichiara di voler garantire la massima protezione dei dati degli utenti e di voler applicare le nuove regole europee sulla protezione dei dati personali (GDPR) a tutti gli utenti mondiali, ma in realtà intende cambiare i termini di servizio del social network per sottrarre 1,5 miliardi di utenti a regole più eque e stringenti di quelle americane o asiatiche.

Non sono da meno le dichiarazioni della numero 2 di Facebook, Sheryl Sanderberg, che avanza l'ipotesi che per non minare il modello di business della piattaforma social, gli utenti che non vorranno cedere i propri dati a terzi, in futuro, potrebbero essere costretti a pagare. Non siamo qui per farci raggirare. Deve essere chiaro che chi vorrà fare il furbo ne pagherà le conseguenze, ed è nostra responsabilità lavorare a norme lungimiranti, a prova di futuro. Norme che siano flessibili per lo sviluppo delle imprese, certo, ma che mettano al centro il cittadino e la protezione dei suoi dei dati".

Guarda anche ...


Ultimi video

Titolo