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Siamo pronti per il governo del cambiamento. Traduzione dell'intervista pubblicata in spagnolo agli europarlamentari Laura Agea, Tiziana Beghin e Ignazio Corrao rilasciata a www.aquieuropa.com.

"È innegabile la trasformazione di immagine che ha rappresentato il cambio di leadership del Movimento 5 Stelle, dal comico Beppe Grillo, provocatore e urlatore, al giovane Luigi Di Maio. In questo modo il movimento cerca di dimostrare che sta diventando adulto e che hanno imparare molto dagli ultimi cinque anni trascorsi dentro le Istituzioni.

"Siamo arrivati in Parlamento nel 2013 con Beppe Grillo leader. Quella era una fase di protesta. Il M5S era identificato come un partito di protesta. Però adesso, dopo gli anni nelle Istituzioni, le cose sono cambiate: i nostri deputati hanno lavorato per cinque anni su diverse proposte legislative. La campagna elettorale è chiaramente il risultato di quei cinque anni di lavoro" spiega in spagnolo a Aquí Europa Ignazio Corrao, eurodeputato della formazione italiana e l'uomo dietro la campagna che ha portato la formazione anti-establishment al suo miglior risultato storico.

Il partito, che si autodefinisce "post-ideologico", ha smussato le sue critiche all'euro da quando Di Maio è diventato leader, così come [ha ammorbidito] il suo veto a formare un Governo con un altro schieramento: adesso il Movimento é più pragmatico e sa che Palazzo Chigi é irraggiungibile se non su raggiunge un accordo con gli altri partiti. Il termine "post-ideologico" serve al partito per giustificare quello che per la maggior parte della gente è schizofrenia elettorale: misure che si trovano alla sinistra dello spettro politico su temi sociali, e a destra su questioni come l'immigrazione.

L'eurodeputato siciliano spiega che gli anni sono passati. "Adesso abbiamo barba bianca e figli" scherza ridendo. "Il nostro programma non é più un 'libro dei sogni' o una contestazione alle cose che non funzionano, ma sono proposte fatte sulla base del sistema istituzionale, cose che si possono realizzare" spiega Corrao dal settimo piano del Parlamento Europeo a Bruxelles, solo un'ora prima del nuovo giro di consultazioni con i leader a Roma del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un'ora prima della sua dichiarazione che la situazione è completamente bloccata.

Nel M5S vogliono mandare un messaggio all'Europa: non sono euroscettici, ma "eurocritici". "Ci sono molte differenze con l'UKIP" assicura Corrao. "Il Movimento 5 Stelle é una buona opportunità per l'Europa" spiega Laura Agea, capodelegazione del partito all'Europarlamento, che critica la "visione germanocentrica" dell'economia che c'é in Europa. "L'Italia ha bisogno di essere importante sulla scena internazionale. Dobbiamo tornare forti", insiste l'italiana.

Tiziana Beghin, anche lei eurodeputata del M5S, spiega come la proposta di una riforma dell'Eurozona pensata per le piccole e medie imprese. Sia lei che la Agea sono concordi nel denunciare un dumping interno da parte degli Stati dell'Europa dell'Est. Anche la Beghin parla di altre misure difese dal M5S, come quelle di più benefici per i lavoratori e le famiglie, così come più "flessibilità" in riferimento all'obiettivo del 3% del deficit. In concreto, la Agea propone di eliminare gli investimenti pubblici dal calcolo, in modo da poter mettere l'Italia sulla strada di un piano decennale centrato su un concetto ripetuto continuamente da entrambe le eurodeputate: "Innovazione". Va ricordato che tanto il M5S come il resto dei partiti durante la campagna elettorale sono stati richiamati nei ranghi dal presidente Mattarella: hanno dovuto formulare proposte che fossero realistiche.

La difficile formazione del Governo

Il M5S ha fatto uno sforzo per cambiare la percezione fuori dall'Italia. Mentre Matteo Salvini, leader della Lega, faceva una conferenza stampa a Strasburgo in cui incolpava continuamente la moneta unica, membri del M5S hanno scritto dalle colonne di alcuni periodici come il Financial Times e hanno cercato di mandare un messaggio tranquillizzante in merito. Il problema per loro è che qualsiasi sforzo fatto in questo senso viene neutralizzato dai negoziati per formare il Governo.

Corrao, Agea e Beghin insistono nel dire che formeranno l'esecutivo con solo dopo un accordo di governo che rispetti quello che hanno votato i loro elettori, ai quali non importa dell'ideologia. A Bruxelles la peggior prospettiva è quella di un Governo fra la Lega di Salvini e il Movimento 5 Stelle che, uniti, hanno la maggioranza in entrambe le Camere. Ma le cose sono ancora più complicate, perché il leader di destra dice che qualsiasi esecutivo deve includere Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi. Perché? Perché così sarebbe la prima forza nel Governo e gli spetterebbe l'incarico di Primo Ministro. Di Maio dalla sua posizione rifiuta questa opzione perché non vuole essere il socio di minoranza.

Nel frattempo il Partito Democratico di Matteo Renzi è ancora KO sul ring. L'ex primo ministro ha ottenuto dalla maggioranza del PD che in questo momento si vada all'opposizione in attesa di riformarsi da lì, Però le divisioni iniziano a farsi visibili e c'è una fazione che crede che il partito debba dialogare con il Movimento 5 Stelle e valutare la possibilità di entrare nel Governo. I due uomini dietro questa corrente nel PD sono Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia, e Dario Franceschini, ex Ministro della Cultura. Durante una riunione in Parlamento questa settimana hanno spiegato che la priorità del partito dovrebbe essere quella di evitare una coalizione tra il M5S e la estrema destra rappresentata dalla Lega".

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