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di Tiziana Beghin, EFDD - M5S Europa

Gli ultimi anni sono stati un periodo d'oro per l'export di vino italiano. Siamo primi in America e cresciamo in Cina. Ma questa crescita incredibile rischia di essere messa in pericolo da qualche burocrate a Bruxelles. Il successo del nostro export si deve alle qualità straordinarie del nostro prodotto e delle nostre PMI, ma anche all'intensa attività di promozione realizzata con fondi europei. Ora la Commissione afferma che chi ha già utilizzato fondi negli ultimi cinque anni per promuovere il suo prodotto non potrà beneficiarne di nuovo.

Il Made in Italy, però, è una questione di cultura e una vera attività di promozione, che richiede molti anni. Ecco perché quella della Commissione europea è un'interpretazione coi paraocchi, che se confermata metterà a rischio la presenza dei nostri produttori nei mercati emergenti. Noi saremo sempre al fianco dei viticoltori e dei produttori italiani, per questo abbiamo inoltrato un'interrogazione urgente al Commissario per l'Agricoltura e cercheremo di agire in tutte le sedi possibili per sventare questo rischio.

Ecco il testo dell'interrogazione:
OGGETTO: Limitazioni temporali al finanziamento con fondi europei di attività di promozione di vino in Paesi terzi
Con la comunicazione ARES(2018)152088 la DG Agricoltura della Commissione Europea ha risposto ad una lettera di chiarimento da parte delle autorità Spagnole in merito alla durata dei finanziamenti europei alle campagne di promozione di vino in paesi terzi.
Riferendosi all'art.4 e ai considerando 8 e 10 del regolamento delegato 2016/1149, la Commissione ha indicato di ritenere che le attività di promozione finanziate con fondi UE di uno stesso beneficiario non possano estendersi oltre 3+2 anni nello stesso mercato o Paese.
Tuttavia, la DG Agricoltura si spinge oltre, affermando che le attività di promozione non possano essere finanziate oltre i cinque anni, nemmeno se riferite a periodi programmazione differenti, di fatto andando oltre l'indicazione del legislatore.
Inoltre, non appare corretto considerare equivalenti Paesi e mercati, dal momento che molti Paesi terzi che di fatto costituiscono una singola entità giuridica constano di molteplici mercati, con differenti preferenze dei consumatori e meritano campagne di promozione articolate e durevoli nel tempo.
Alla luce di quanto esposto, può la Commissione indicare se l'interpretazione fornita dalla DG Agricoltura è da considerarsi vincolante per i Paesi membri?
Il Commissario ritiene che la DG Agricoltura sia effettivamente andata oltre le indicazioni del legislatore nell'interpretare il regolamento delegato 2016/1149?

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