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di Eleonora Evi, EFDD - M5S Europa

Domani inizierà il lavoro sulla promozione dei veicoli puliti e a basso consumo energetico, proprio mentre sull'Italia incombe lo spettro delle procedure d'infrazione per lo sforamento reiterato dei limiti sul PM10 e sull'NO2. Sarà una strada in salita che dobbiamo percorrere trovando soluzioni sostenibili sganciate dal passato e incardinate sulla mobilità pubblica e condivisa. Servono idee che ci permettano di ridurre drasticamente le più di 400 mila morti premature causate dall'inquinamento atmosferico. Una piaga che si porta con sé costi sanitari enormi (tra 330 e 940 miliardi annui, secondo l'Agenzia ambientale europea). Costi che nel caso dell'Italia sono destinati a lievitare ulteriormente, viste - come detto - le procedure di infrazione in arrivo. Nonostante infatti i rinvii della Commissione UE, quest'ultime porteranno presto alla condanna del nostro Paese per violazione delle norme sulla qualità dell'aria e, in un futuro non molto lontano, anche al pagamento di pesantissime sanzioni.

Ma gli obiettivi delineati dal Parlamento UE per una mobilità a basse emissioni non si esauriscono qui. L'inquinamento acustico prodotto dal traffico sulle strade delle nostre città, che ogni anno miete almeno 9 mila morti legate a patologie cardiovascolari indotte da livelli di rumore oltre le soglie stabilite dall'OMS è una questione a cui dobbiamo rispondere in via prioritaria. Come essenziale, se vogliamo che l'Accordo di Parigi sul clima non rimanga lettera morta, è ridurre drasticamente le emissioni di CO2 dei trasporti europei, che oggi contano per ben il 25% dei gas serra dell'Unione, con il trasporto stradale che fa la parte del leone, con una quota pari al 70% delle emissioni e con proiezioni in costante aumento.

Una possibilità per agire nella direzione desiderata si presenterà domani con la revisione della direttiva 2009/33/UE, sulla promozione dei veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada. Un testo rivolto alle amministrazioni pubbliche per orientare la loro azione sugli appalti legati all'acquisto di automezzi, che però non ha funzionato a causa di regole troppo complicate. La proposta avanzata dalla Commissione UE nell'ambito del secondo "Pacchetto Mobilità" cerca di superare lo stallo che ha finora caratterizzato la diffusione dei veicoli puliti nel parco dei mezzi a disposizione di città e regioni, introducendo obiettivi minimi di appalto per i "veicoli puliti" a livello dei singoli Stati membri.

Un buon impianto normativo, che secondo le stime ufficiali porterà a una riduzione delle emissioni CO2 e di inquinanti atmosferici come NOX e PM10 e dei costi collegati a queste emissioni (2,2 miliardi EUR nel periodo 2020-2035), oltre che a un amento dell'impiego (stimati 6700 nuovi posti di lavoro nello stesso periodo). Noi riteniamo però che ci sia molto margine di miglioramento. I target fissati per l'acquisto di veicoli puliti tramite procedure d'appalto sono infatti piuttosto modesti. Al nostro paese, ad esempio, la Commissione chiede di centrare un obiettivo fisso, pari al 35%, per le auto sia nel 2025 che nel 2030 (senza quindi alcuna progressione). Per i mezzi pesanti, gli obiettivi sono fissati al 10% per il 2025 e al 15% nel 2030. Per gli autobus, invece, sui quali si fonda buona parte della mobilità pubblica locale, la Commissione ci chiede di centrare l'obiettivo del 50% nel 2025 e del 75% nel 2030.

Obiettivi che a prima vista ci potrebbero accontentare. Per noi però è importante conferire maggiore ambizione alla proposta, con target più alti, per stimolare ancora di più la creazione del mercato di veicoli a basse e zero emissioni, incentivandone la domanda da parte delle pubbliche amministrazioni. La fotografia scattata dall'Agenzia internazionale per l'energia è allucinante e impietosa: per noi è assurdo che in Cina nel 2016 lo stock di autobus elettrici abbia raggiunto le 343.500 unità e che invece in Europa la flotta di questi mezzi sia ridotta a sole 1275 unità. Uno svantaggio competitivo che dobbiamo colmare al più presto e che deve essere accompagnato da misure di "retrofitting" dei mezzi già a disposizione delle amministrazioni locali, per allungarne la vita e diminuire al contempo i rilasci dei NOX pericolosi per l'ambiente e la nostra salute. Un'esigenza assoluta, soprattutto dove l'aria è diventata irrespirabile e dove c'è un bisogno assoluto di piani per la qualità dell'aria dotati di misure credibili.

Naturalmente questa transizione non deve essere un fardello insopportabile per i nostri amministratori. Per questa ragione proporremo anche che le spese legate alla mobilità pulita nelle nostre città siano scorporati dal patto di stabilità e ci impegneremo affinché si creino apposite linee nel bilancio dell'UE che sostengano gli sforzi delle autorità locali per rinnovare gradualmente il parco di veicoli puliti. Chiederemo che essi possano accedere ai fondi e agli strumenti di co-finanziamento dell'UE per sostenerli nell'acquisto di mezzi elettrici e nella costruzione dell'infrastruttura di ricarica e ci batteremo affinché le imprese europee siano sostenute negli sforzi per creare un'industria dedicata allo sviluppo e alla produzione di batterie, basata totalmente sulle energie rinnovabili e fondata sui criteri dell'economia circolare.

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