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Vogliamo il Governo del cambiamento per alzare la qualità della vita dei cittadini italiani, dei 5 milioni di poveri certificati dall'Istat, delle piccole e medie imprese oggi sommerse dalle tasse e dei lavoratori precari che faticano ad arrivare a fine mese. In tutti i Comuni amministrati dal Movimento 5 Stelle il debito è sceso e gli interventi alle municipalizzate hanno consentito grandi risparmi per i cittadini senza diminuire la qualità dei servizi che in molti casi sono anche migliorati. Adotteremo lo stesso principio prendendo in mano il bilancio nazionale, quindi, ci aspettiamo rispetto e non un processo alle intenzioni da parte dell'Unione Europea.

Quando qualcuno vuole speculare sull'Eurozona, gli avvoltoi iniziano a comprare titoli di Stato tedeschi, vendendo contemporaneamente i titoli sovrani dei Paesi del Sud Europa (Italia, Grecia, Portogallo, Spagna), facendo salire lo spread. Questo può avvenire perché non abbiamo tutti quei sistemi che da anni invochiamo e che erano stati anche promessi nel momento in cui è stata creata l'Unione Monetaria: trasferimenti fiscali, eurobond su tutti.

Abbiamo già visto un governo italiano passato dal voto popolare cadere sotto i colpi dei mercati finanziari. Non abbiamo alcuna intenzione di fare la stessa fine e di lasciare il posto a politici travestiti da tecnici che continuerebbero il massacro sociale degli ultimi anni. Non vogliamo distruggere né l'Unione Europea, né l'Euro, né i mercati, ma i vincoli esterni che ci hanno soffocato in questi anni devono essere ridiscussi e resi di nuovo compatibili con il nostro dettato costituzionale, che ci impone di valorizzare il lavoro e la libera iniziativa d'impresa e non di distruggere l'economia reale a favore di quella finanziaria.

I Governi telecomandati da Bruxelles hanno approvato riforme pesanti, impopolari, imposte dall'alto e volte alla svalutazione salariale. I cittadini italiani e del sud Europa hanno fatto sforzi immani ed ingiusti per salvare un'Unione Monetaria incompleta e non ottimale. Ora le persone hanno alzato la testa con il voto del 4 marzo e tocca quindi all'UE fare i compiti a casa varando quelle riforme che sono attese da anni. Ai falchi dell'austerità chiediamo: dove sono gli Eurobond, i trasferimenti fiscali tra i Paesi in surplus e quelli in deficit e la fine dei paradisi fiscali nell'Eurozona? Le chiacchiere stanno a zero, noi aspettiamo i fatti, tanto più che lo stesso Presidente della BCE Mario Draghi, qualche settimana fa durante il suo discorso a Firenze, ha ammesso che servono trasferimenti fiscali fra gli Stati membri e che siamo lontani dall'avere un'area valutaria ottimale. I Paesi che violano il six pack con un surplus inaccettabile sulle partite correnti come Germania e Olanda devono essere messi di fronte ai loro obblighi.

Siamo stufi delle dichiarazioni fuori luogo di burocrati europei (che nessuno conosce) e che parlano per slogan di un Paese come il nostro, di cui non riconoscono le potenzialità e i meriti. L'Italia ha fatto sacrifici folli negli ultimi vent'anni con uno degli avanzi primari più alti dell'intera UE, governi di ogni colore hanno tagliato ingiustamente le spese produttive per investimenti e i servizi pubblici anno dopo anno, impoverendo l'economia reale per pagare interessi sul debito pubblico decisi dai mercati. Nel 2011, dopo la più grande crisi mondiale del dopoguerra, sempre la BCE ha lasciato scatenare gli spread scegliendo di non intervenire, permettendo al governo Monti di tagliare ancora e ancora, in un circolo vizioso senza fine.

Lo spread non ci spaventa, i mercati si convinceranno che abbassare le tasse alle imprese e sostenere il reddito dei più deboli aumenterà il tasso di crescita della nostra economia e il gettito fiscale, portando il rapporto debito/PIL su di un sentiero di costante decrescita nel medio periodo.

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