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di Marco Zullo, EFDD - M5S Europa

Il Parlamento europeo ha espresso la sua posizione sulla Politica Agricola Comune - la famosa PAC - respingendo i tagli indiscriminati proposti dalla Commissione Europea: una decisione che abbiamo spinto e che delinea la posizione in merito alle priorità che dovranno essere al centro della riforma. I tagli al bilancio destinati all'agricoltura sono infatti preoccupanti: misure ampiamente maggiori rispetto a quanto inizialmente annunciato. Ci si concentri piuttosto sui risparmi e sulla efficacia delle azioni proposte. Sto parlando di un buco, previsto nel Quadro Finanziario Pluriennale 2020-2027, che potrebbero ammontare a oltre 1.8 miliardi di Euro. È una cifra considerevole che rischia di creare enormi danni al settore che già soffre la concorrenza sleale di accordi commerciali suicidi siglati in passato. In Commissione Agricoltura, assieme a tutti i colleghi, abbiamo lavorato a ritmi serrati per riuscire ad elaborare una posizione in tempi utili sulla Politica Agricola del futuro: per rispetto di questo lavoro e dei cittadini che rappresentiamo mi aspetto la Commissione Europea ne tenga debito conto.

L'esecutivo deve abbandonare questa folle strada, il "new delivery model", presentato come una via di maggiore autonomia per gli Stati membri, rischia invece di essere un ritorno al concetto di nazionalizzazione per tutto il settore agricolo, in cui il soggetto che deve individuare regole e misure è lo stesso che poi dovrà applicarle e anche valutarne l'applicazione, frammentando così ulteriormente il mercato a causa dei nuovi spazi lasciati alla concorrenza sleale tra nazioni.

La riforma che ci attende è un'occasione che non possiamo perdere per poter disegnare una politica agricola che sia si più attenta all'ambiente, ma anche che promuova lo sviluppo di un modello di produzione e di consumo del cibo più sostenibile e redditizio per tutti gli attori della filiera. Dobbiamo essere ambiziosi identificando le giuste priorità e attuando le riforme amministrative che gli agricoltori chiedono. Innanzitutto, la semplificazione delle procedure e l'abbattimento degli oneri burocratici, per rendere più agevole la raccolta dei dati ma anche l'erogazione dei fondi, secondo un regime di "premialità" per gli agricoltori la cui attività contribuisce al bene pubblico.

Ribadiamo poi l'opportunità di un tetto per i pagamenti diretti, in modo da non incentivare le speculazioni finanziarie e la concentrazione dei terreni. Dobbiamo supportare le piccole e medie aziende con aiuti modulati che rappresentino davvero un sostegno alle piccole e medie imprese e non un modo per falsare il mercato a favore dei grandi

È necessaria anche una seria valutazione su come vengono attualmente presi in considerazione i titoli storici, che spesso generano distorsioni e si riferiscono a situazioni non più corrispondenti alla realtà. Inoltre, nella ripartizione dei fondi tra Stati membri, è cruciale che si tengano in considerazione le circostanze socio-economiche, i costi di produzione, il potere d'acquisto. Infatti, se il costo della vita è diverso, la stessa cifra concessa come aiuto può avere un impatto divergente, e non vogliamo generare ulteriori distorsioni nel mercato unico.

Infine, un'ultima parola in merito al lavoro che ci attende: la proposta legislativa di riforma della Politica Agricola arriva in ritardo. Non accetteremo tempistiche strette per la fretta di chiudere quanto prima, serve un dibattito approfondito perché questa riforma possa realmente mettere il settore agroalimentare al centro dello sviluppo economico del territorio europeo.

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