L'Europa cambia se cambia l'Italia

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Oggi ci sono due tipi di Europa e due modi di fare politica europea: la prima, quella del pensiero neoliberale, che usa la tecnocrazia e la moneta unica come clava per calpestare le democrazie. Dove tutto è immutabile, intoccabile e dove i vincoli sono sacri; pena l'esclusione dai mercati anche se questo significasse mettere in sofferenza un'intera Nazione. La seconda è, invece, la politica delle persone: che vogliono un'Europa solidale, che garantisca la loro sicurezza e i loro diritti, lontana dai diktat dei mercati, dal ricatto dello spread, dalle imposizioni della Troika, dalle ingerenze antidemocratiche degli altri Paesi. Un'Europa che faccia da bilancia tra chi ha troppo e ingiustamente e chi, invece, non tiene il passo.

La frattura che si è consumata ieri è quindi quella tra una tecnocrazia che si alimenta di scelte sbagliate compiute anche a livello nazionale, e i cittadini che chiedono un cambiamento. Ed il problema, come si è dimostrato, è che la prima idea di Europa è quella che ha sempre l'ultima parola, potendo silenziare i popoli. Possono fare o disfare a piacimento le regole, interpretare i regolamenti, attaccarsi ai cavilli pur di bloccare il cambiamento.

Ma come è successo, come hanno fatto ad accumulare tanto potere da poter tenere in scacco una Nazione intera?

Lo possono fare solo e soltanto grazie alle folli politiche comunitarie che sono state mantenute in questi decenni dai governi italiani. Anni in cui l'Europa si è trasformata, passando dall'essere la casa di 500 milioni di cittadini fino a diventare il recinto delle lobby e delle elite. Il tutto, con la spinta turbo-liberalista delle forze politiche che oggi si professano come moderate.

Il Fiscal Compact, vincoli macroeconomici folli, il pareggio di bilancio inserito in Costituzione, regole sempre più severe sul debito e sul recupero dello stesso, trasferimenti di sovranità malcelati e venduti come "la panacea dei nostri difetti", politiche legate all'immigrazione che ci hanno trasformato nel campo profughi d'Europa, il regolamento di Dublino. Tutto firmato, sottoscritto e vidimato da due forza politiche: Partito Democratico e Forza Italia nelle loro varie forme.

Loro, che in Europa sono alleati "de facto" votando a braccetto tutti i provvedimenti anti-Italia che passano anche sulle scrivanie del Parlamento europeo. Il Partito Democratico, col suo 40% preso nel 2014, ha scelto di fare il passacarte di Jean-Claude Juncker; Forza Italia è addirittura alleata con i falchi tedeschi del Partito Popolare Europeo. Il gruppo di Angela Merkel che ha naturalmente espresso il presidente lussemburghese dell'esecutivo e che ha lanciato l'OPA sulla stessa Commissione imponendo un segretario generale teutonico.

Se l'Europa è oggi in questo stato è perché centrodestra e centrosinistra hanno contribuito a costruirla in questo modo. Partendo dal tetto, senza pensare alle fondamenta: i cittadini. Lo hanno fatto con l'intento di mantenere il loro potere inalterato nel tempo, immutabile, in un circolo vizioso che è destinato ad interrompersi se non oggi, nei prossimi mesi. L'Europa cambierà quando cambierà l'Italia, quando i cittadini sceglieranno ancora, e con ancora più forza, il Governo del cambiamento come unico futuro possibile per il nostro grande Paese!

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