L'Europa che minaccia non è l'Europa dei cittadini

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Stiamo assistendo ad attacchi di una violenza inaudita. Mai, in questi anni, prima ancora della formazione di un Governo, c'è stata una concentrazione di opinioni, congetture e pregiudizi simile da parte sia dei media main-stream, sia degli esponenti del "potere" burocratico europeo. Non solo la stampa estera dimostra di non conoscere a fondo la situazione italiana (di quella nostrana non c'è bisogno di parlare), ma bisogna aggiungere anche i moniti dei commissari europei, che non dovrebbero (e non potrebbero) comportarsi come fossero all'opposizione di una formazione politica. Ma si sa, la Commissione Juncker tutto ha fatto meno che gli interessi dei cittadini europei, come dimostra ampiamente la storia del suo presidente.

Questo fango quotidiano è lo specchio e la dimostrazione più lampante di quanto questa UE abbia serie difficoltà nel cogliere le istanze dei cittadini ed il cambiamento che la volontà popolare imporrebbe. Anche quando i cittadini in questione sono le circa 17 milioni di persone provenienti da uno degli Stati fondatori dell'Unione Europea. Un fatto tristemente evidente dalla carrellata di dichiarazioni di questi giorni.

Prima Dimitris Avramopoulos - commissario europeo per gli affari interni - sulla gestione delle politiche migratorie, come se l'Italia non avesse un problema e non fosse stata lasciata sola in questi anni dal resto dei Paesi europei. Poi Manfred Weber - presidente del gruppo popolare europeo a trazione tedesca e alleato di Berlusconi in Europa - ci ha minacciato nemmeno velatamente, intimandoci di stare giocando col fuoco: ci chiediamo quali siano le conseguenze delle sue parole e se disponga di mezzi per danneggiare deliberatamente i cittadini italiani. Poi Cecilia Malmström - commissaria per il commercio -, ha parlato di idee preoccupanti contenute nel contratto di Governo, non curandosi che siamo al lavoro in questo settore da almeno 4 anni al Parlamento europeo portando risoluzioni votate a grande maggioranza.

C'è qualcosa che non torna nel susseguirsi di dichiarazioni che rappresentano, di fatto, invasioni di campo di più o meno grave natura. L'Italia è un grande Paese, destinato a rialzare la testa anche in Europa rimettendo in discussione quei trattati che la vedono soccombere da decenni: politiche legate all'austerità, gestione folle delle politiche dell'immigrazione, grandi accordi commerciali che danneggiano i cittadini a favore delle multinazionali. Il tempo in cui le persone sono tenute con la testa sotto la sabbia è finito.

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