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di Piernicola Pedicini, EFDD - M5S Europa

Domani l'Italia sarà deferita alla Corte di Giustizia europea per aver violato le leggi sullo smog. È l'ennesima eredità lasciata dal Partito Democratico e da decenni di mala politica che non ha mai saputo risolvere questo devastante problema. Ad essere al centro dello scandalo è il costante superamento delle soglie di PM10, infrazioni che porteranno ad una multa che potrebbe arrivare addirittura al miliardo di Euro. Il problema non è solo economico, ma tocca da vicino anche la salute dei cittadini. L'inquinamento atmosferico è la peggiore piaga per la salute umana e gli ecosistemi del nostro secolo. Il 96% della popolazione mondiale respira aria pericolosa, provocando milioni di morti ogni anno e costi inimmaginabili a livello sanitario. L'Italia, specialmente il Nord, è una delle zone più inquinate dell'intera Unione Europea. Domani verrà dunque bocciato il piano presentato dall'uscente ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, che avrebbe dovuto portare una soluzione al commissario per l'ambiente Karmenu Vella.

La Commissione europea, grazie alla risposta scritta che seguiva la nostra interrogazione, osserva come l'Italia abbia recentemente iniziato a trasmettere dati aggiornati all'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA), ma soltanto su alcune regioni. La Commissione - si legge - adotterà le misure opportune in merito. Il piano che Galletti ha avuto perfino il coraggio di presentare non contiene alcuna misura vincolante, lasciando di fatto la situazione nel caos più totale. Una confusione letale per la salute dei cittadini che cozza in modo frontale con la legislazione europea e anche, permetteteci di dirlo, con il buon senso.

La situazione si aggrava ulteriormente se consideriamo che manca ancora una seria regolamentazione, questa volta a livello comunitario, sul PM 2.5. Ovvero, il primo killer mondiale tra gli inquinanti che conta 6 milioni di vittime l'anno, 400.000 solo in Europa, di cui 60 mila in Italia. Dal canto suo anche l'Europa deve cambiare marcia e andare oltre la legislazione attuale, entrare in una seconda fase dove la scienza, la tecnologia e politica si incontrano per costruire un futuro migliore partendo dall'aria che respiriamo. L'esasperato consumo di combustibili fossili nella produzione di elettricità, nei trasporti, nell'industria, nelle abitazioni, nei processi industriali, nell'utilizzo di solventi, in agricoltura, nel trattamento dei rifiuti, è la causa principale di questi effetti, che continuiamo ad incentivare invece di eliminare gradualmente.

Quello che chiediamo oggi all'UE è di evitare di colpire i cittadini. Loro sono già vittime dell'incapacità dei partiti nel trovare soluzioni concrete per ridurre l'inquinamento in Italia. I Governi di centrodestra e centrosinistra hanno sistematicamente violato per ben 12 anni la Direttiva sulla qualità dell'aria. Se l'Unione Europea ha deciso di multare l'Italia, allora dobbiamo usare i proventi delle sanzioni per rimuoverne le cause, potenziando i mezzi di trasporto collettivi ed elettrici, con un piano serio ed efficace per ridurre lo smog.

L'interrogazione del portavoce Piernicola Pedicini:
L'Italia, dal 2014 ad oggi, non fornisce i dati in attuazione delle direttive 2004/107/CE e 2008/50/CE riguardanti lo scambio reciproco di informazioni sulla qualità dell'aria come si evince dal sito EAE.
Considerando che l'Italia ha il triste primato di 82 489 morti premature all'anno dovute alla cattiva qualità dell'aria in UE, la maggior parte delle quali (59 630) causate dal PM; che essa ha due procedure d'infrazione in corso per la cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE, dovute al superamento dei valori limite di NO2 e PM10 dal 2008 al 2012; che ha aumentato le emissioni nazionali di PM10, dimostrando l'inazione negli ultimi anni: si è passati da 191,83 kt nel 2012 alle 192,91 kt del 2016 (dati EAE in ottemperanza della direttiva UE 2016/2284); che nel 2017 ha registrato 39 capoluoghi che superano costantemente i limiti di PM10; che secondo le proiezioni non rispetterà gli obiettivi di riduzione previsti per il 2020/2030.
Quali misure urgenti, oltre alle imminenti sanzioni della Corte, la Commissione intende intraprendere nel far rispettare l'accesso alle informazioni e il diritto alla salute dei cittadini, osservando che negli ultimi anni l'Italia ha violato in modo persistente i limiti della qualità dell'aria, è negligente nel non fornire i dati e continua a non agire per migliorare la situazione?

La risposta della Commissione UE:
La Commissione concorda sul fatto che sono necessari provvedimenti urgenti volti a risolvere l'inquinamento atmosferico, in quanto prima causa di morte prematura nell'Unione europea legata a fattori ambientali.
Per tale motivo, il 30 gennaio 2018 la Commissione ha convocato una riunione ministeriale con i rappresentanti di 9 Stati membri, tra cui l'Italia, che per aver superato i limiti stabiliti dall'UE per l'inquinamento atmosferico formano oggetto di procedimenti d'infrazione la cui fase successiva potrebbe essere il deferimento dinanzi alla Corte di giustizia dell'UE.
Per quanto riguarda il mancato rispetto dei requisiti in materia di accesso del pubblico alle informazioni riferito dall'onorevole deputato, la Commissione osserva come l'Italia abbia recentemente iniziato a trasmettere dati aggiornati all'Agenzia europea dell'ambiente (AEA), soltanto su alcune regioni. La Commissione segue questo aspetto da vicino e adotterà le misure opportune in merito.

Video archivio (novembre 2016). Piernicola Pedicini in seduta plenaria:

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