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di Piernicola Pedicini ed Eleonora Evi, EFDD - M5S Europa

Oggi l'UE deferisce l'Italia, come vi avevamo anticipato ieri. E quello che viene da chiedersi è: cosa hanno fatto i "professionisti della politica" in questi anni per evitarlo? Tutti si accalcano per dire che un eventuale nuovo Governo spaventa i mercati, i media si sono spinti oltre (definendoci dei barbari); ma il problema è che la vecchia politica spaventa i cittadini italiani per la sua incredibile incapacità di affrontare le criticità ambientali. Come quella del troppo smog, un problema che imperversa da decenni nel Bel Paese e che uccide, nel vero senso della parola, migliaia di persone. Sono anni che segnaliamo questi ritardi senza mai essere ascoltati, i quattro deferimenti dell'Italia alla Corte di giustizia sono quindi inaccettabili, e quelli sull'inquinamento e sulla mancanza del programma nazionale per i rifiuti radioattivi sono gravissimi.

Gli errori, le sottovalutazioni e le responsabilità del passato sono tante. Oggi dobbiamo pensare al presente e al futuro e agire con azioni concrete che possano ridurre da subito le migliaia di persone che ogni giorno si ammalano e muoiono in Italia e in Europa. Quindi, dobbiamo partire dalle conoscenze scientifiche per avere dati sempre più accurati e per trovare le soluzioni politiche per colmare i ritardi dei passati governi. Occorrono misure più coraggiose e vincolanti per raggiungere anche in Italia gli obiettivi di riduzione previsti dalle norme ed eventualmente aggiungere di nuove: potenziando, ad esempio, i mezzi di trasporto collettivi ed elettrici.

La situazione si aggrava ulteriormente se consideriamo che manca ancora una seria regolamentazione, questa volta a livello comunitario, sul PM 2.5. Ovvero, il primo killer mondiale tra gli inquinanti che conta 6 milioni di vittime l'anno, 400.000 solo in Europa, di cui 60 mila in Italia. Dal canto suo anche l'Europa deve cambiare marcia e andare oltre la legislazione attuale, entrare in una seconda fase dove la scienza, la tecnologia e politica si incontrano per costruire un futuro migliore partendo dall'aria che respiriamo. L'esasperato consumo di combustibili fossili nella produzione di elettricità, nei trasporti, nell'industria, nelle abitazioni, nei processi industriali, nell'utilizzo di solventi, in agricoltura, nel trattamento dei rifiuti, è la causa principale di questi effetti, che continuiamo ad incentivare invece di eliminare gradualmente.

Quello che chiediamo oggi all'UE è di evitare di colpire i cittadini. Loro sono già vittime dell'incapacità dei partiti nel trovare soluzioni concrete per ridurre l'inquinamento in Italia. Il nostro obiettivo è quello di salvaguardare la salute delle persone in primis, cosa che comporterebbe di conseguenza anche di non dover pagare un'eventuale multa europea da circa 1 miliardo di Euro. Se l'Unione Europea ha deciso di far pagare l'Italia, allora dobbiamo usare i proventi delle sanzioni per rimuoverne le cause, potenziando i mezzi di trasporto collettivi ed elettrici, con un piano serio ed efficace per ridurre lo smog.

D'altro canto abbattere il PM10 in atmosfera è certo una sfida a cui non ci dobbiamo sottrarre, lo stesso vale per i continui superamenti di NO2 - di cui sono responsabili i milioni di motori diesel sporchi che appestano l'aria delle nostre città - per i quali l'accertamento della violazione da parte del nostro Paese è solo rinviato.

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