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intervista a Laura Ferrara
, Efdd - Movimento 5 Stelle, rilasciata al Fatto Quotidiano.


"Si inizia a discutere seriamente di soluzioni comunitarie ed è un bene. Ma ora bisogna capire come si affronteranno nello specifico i punti presenti nella bozza da cui si partirà per i negoziati, dalle operazioni di ricerca e salvataggio agli sbarchi sulle piattaforme regionali": Laura Ferrara è un' eurodeputata del Movimento 5 Stelle, per il quale ha scritto il programma immigrazione, ed è relatrice del regolamento sulle procedure per il diritto di asilo.


Ferrara, nella bozza di accordo per il Consiglio europeo si fa riferimento a un supporto "finanziario e non solo" da parte dell' Ue ai Paesi interessati dai flussi.

Sì, ne ha parlato anche il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. Non disdegniamo un contributo economico ai Paesi che devono effettuare dei rimpatri, ma non crediamo sia la soluzione. Il problema della gestione dei flussi migratori non dipende dai soldi, ma dall' assenza di regolamenti a livello europeo e di intese con gli Stati extra-Ue.



Che tipo di accordi servirebbero?

Dovrebbero garantire prima di tutto il rispetto dei diritti umani e poi permettere alle persone di rientrare nel proprio Paese di origine quando ci sia la possibilità di farlo e non ci siano più guerre o altre forme di pericolo che lo impediscano. Bisognerebbe incentivare i rimpatri volontari, magari garantendo percorsi formativi al rientro nel Paese d' origine.


Nella bozza si parla di "piattaforme regionali di sbarco in stretta collaborazione con rilevanti Paesi terzi e con Unhcr e Iom", che in pratica dovrebbero accettare le richieste di chi ha diritto di asilo e rimandare indietro gli altri
Aspettiamo di capire bene come funzioneranno. Abbiamo chiesto una migliore gestione delle operazioni di ricerca e salvataggio e degli sbarchi. Il fatto che leggi internazionali prevedano che gli sbarchi avvengano sempre nel porto sicuro più vicino fa sì che ricadano sempre su due o tre paesi del Mediterraneo, tra cui l' Italia. Creare piattaforme al di fuori dell' Ue potrebbe essere una delle possibili soluzioni.
Certo, non l' unica, visto che bisognerebbe poi capirne la gestione: tipo di ricollocazione e i criteri previsti per i migranti.


Chi se ne fa carico, insomma..

Esatto. Una volta messi in salvo e fatti sbarcare su una piattaforma - si parlava di Paesi europei, ma non dell' Unione europea, come Albania o Kosovo - resta da capire come si garantirà la protezione internazionale a chi ne avrà diritto e da chi saranno gestite le pratiche, se dall' Unhcr e dall'Organizzazione internazionale per le migrazione. Insomma: chi è il Paese responsabile? Dove saranno mandati?



È possibile una cabina Ue?
Possibile. Ci sono l' agenzia Easo, l' Ufficio europeo di sostegno per l' asilo, l' Europol, Frontex e Guardie costiere esterne. Insomma, mettendo insieme il lavoro di diverse agenzie europee con organizzazioni internazionali come Unhcr o l' Oim e le delegazioni dell' Ue nei paesi terzi, sicuramente si può creare una equipe che può gestire i flussi a livello europeo.

C'è poi l' intenzione di bloccare i "movimenti secondari", cioè gli spostamenti dei rifugiati dal Paese di arrivo agli altri paesi Ue.

È la principale preoccupazione di paesi come Germania e Francia. In una bozza trapelata giorni fa si parlava addirittura di sospendere l' assistenza sociale e sanitaria ai migranti nei paesi dove si erano registrati. Una scelta del genere sarebbe davvero grave e cinica, la fine dell' Europa.



Quale alternativa?

Gli spostamenti andrebbero fermati a monte, garantendo vie legali di accesso. Chi ha diritto alla protezione internazionale, quindi il rifugiato, deve esercitare il suo diritto senza mettere a repentaglio la sua vita e senza essere obbligato ad attraversare un determinato Paese membro per poi arrivare in un altro dove magari ha un parente, un amico, una comunità di persone che lo può accogliere. Se si garantisse il diritto ad avere questa protezione in un Paese di transito, sulle piattaforme stesse, poi si raggiungerebbe l' Ue per vie legali. Automaticamente si porrebbe fine ai movimenti secondari e alla costrizione del regolamento di Dublino che obbliga i rifugiati a rimanere nel primo paese in cui sbarcano. Riducendo così anche il business dei trafficanti.


Il superamento del Regolamento di Dublino resta quindi un punto fermo.

Assolutamente sì. Insieme alla distribuzione delle responsabilità tra tutti i Paesi dell' Ue, sia per quanto riguarda le quote dei rifugiati sia per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori.

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