Contenuti tv e on demand: gli spettatori non sono consumatori

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La Commissione Cultura del Parlamento europeo ha votato il nuovo testo della direttiva servizi audiovisivi, frutto dell'accordo raggiunto tra Parlamento, Consiglio e Commissione. La direttiva disciplina i contenuti audiovisivi di televisione e operatori on demand o piattaforme web.
La portavoce Isabella Adinolfi ha seguito l'intero iter del provvedimento ed è stata la relatrice del Movimento 5 Stelle/EFDD.

In attesa del voto definitivo a ottobre durante la plenaria del Parlamento europeo, vi spieghiamo gli aspetti positivi (pochi) e i tanti negativi di questa riforma.

ACCESSIBILITA' PER I DISABILI. Sono positivi i riferimenti espliciti alla "media literacy", le disposizioni riguardanti l'accessibilità per i disabili e quelle relative alla responsabilità delle piattaforme per quanto riguarda la protezione dei minori, l'incitamento all'odio e al terrorismo.

LA NOSTRA VISIONE. Uno dei nostri emendamenti, e che purtroppo è stato ignorato, riguardava un cambio di prospettiva generale: gli spettatori non devono più essere considerati alla stregua di semplici "consumatori", nel senso economico e passivo del termine, bensì come "cittadini" con doveri e diritti. Tra questi c'è il diritto a un'informazione libera e accessibile, al pluralismo dei media, alla protezione da ogni tipo di abuso, ecc.

PRODUCT PLACEMENT SEMPRE ACCESSIBILE
Non siamo soddisfatti della pesante liberalizzazione fatta in merito alle comunicazioni commerciali. Pensiamo all'abolizione della regola generale che vietava, salvo eccezioni, il "product placement" (ora questa norma è stata ribaltata: il "product placement" sarà sempre ammissibile, mentre il divieto diverrà eccezione).

AFFOLLAMENTO PUBBLICITARIO
O ancora alla modifica dei limiti di affollamento pubblicitario, che non verrà più calcolato in una determinata ora di orologio, bensì per una fascia di tempo più ampia, portando in tal modo a picchi più alti di pubblicità nelle fasce orarie più seguite, come la prima serata.

DIVIETO DI SPOT GIOCO D'AZZARDO
Non esiste nella direttiva un divieto di promozione pubblicitaria oltre che del tabacco, anche dei medicinali, del gioco d'azzardo, delle scommesse e dei prodotti finanziari ad alto rischio. Eppure per il gioco d'azzardo bisognava semplicemente seguire l'esempio del Decreto Dignità.

IL BRANDED ENTERTAINMENT
Non c'è stata la volontà di disciplinare nuove categorie di comunicazione commerciali come il c.d. "branded entertainment", con il risultato di approvare una direttiva già obsoleta in partenza.

TUTELE PER I MINORI
Assente anche una efficace tutela per i minori, specie in materia di pubblicità. Anche sulla base di quanto suggerito dal Comitato sui diritti dell'infanzia delle Nazioni Unite, avevamo proposto una disciplina a doppio binario. Da una parte, un divieto assoluto di qualsivoglia comunicazione commerciale (incluse le sponsorizzazioni) all'interno di programmi destinati a minori di 13 anni. Dall'altra l'introduzione di forti limitazioni (soprattutto in tema di alcolici e cibo "spazzatura") per quanto riguarda i programmi destinati agli adolescenti (individuati come coloro che abbiano compiuto 13 anni ma non ancora maggiorenni). Questo approccio mirava a realizzare una vera protezione dei minori, differenziandone l'intensità a seconda del diverso livello di maturità psico-fisica raggiunta: massima intensità per i bambini, minore (ma sempre alta) per gli adolescenti.

AUTORITA' DI CONTROLLO
Riguardo alle autorità di regolamentazione degli Stati membri (per intenderci in Italia si tratta dell'AGCOM) avevamo proposto una serie di norme dettagliate con l'obiettivo di garantire l'effettiva indipendenza, giuridica e funzionale, nonché la più ampia trasparenza di tali autorità. In particolare regole per stabilire procedure imparziali e per premiare la meritocrazia, scongiurando pericolosi casi di conflitto d'interessi, assicurare un'adeguata pubblicità dei loro bilanci, introdurre l'obbligo di rispettare e salvaguardare i diritti fondamentali nell'ambito delle loro attività e compiti e infine garantire procedure imparziali di impugnazione delle loro decisioni.


Il testo, come detto, andrà al voto finale a Strasburgo. Noi ripresenteremo i nostri emendamenti in plenaria e cercheremo di convincere anche gli altri deputati che queste norme vanno cambiate.

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