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Oggi al Parlamento europeo è stata presentata la Direttiva sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni sul luogo di lavoro. La relatrice di questo provvedimento è la portavoce del M5S Laura Agea.

L'approccio che vogliamo tenere è quello di garantire la massima tutela per i lavoratori, senza però gravare in maniera eccessiva in termini di costi sulle piccole e medie imprese. Questi due aspetti possono essere coniugati concedendo agli adeguamenti di tipo organizzativo e, soprattutto, tecnico, un periodo di transizione per il completamento degli interventi necessari.

Analizziamo alcuni aspetti concreti della direttiva e le nostre proposte.

BERILLIO:
proponiamo un periodo di transizione di sette anni, invece dei 5 proposti dalla Commissione, senza modificarne però il valore limite, per dare più tempo alle imprese del settore di adeguarsi ed evitare così che si trovino costrette a delocalizzare altrove. Inoltre gli Stati membri dovrebbero predisporre controlli periodici e preventivi sulla predisposizione del lavoratore alla berilliosi.

CADMIO: abbiamo lasciato il valore limite proposto dalla Commissione, precisando però che, laddove negli impianti in cui ha luogo una qualsiasi forma di esposizione professionale al cadmio o a un suo composto cancerogeno, il medico e/o l'autorità responsabile della salute dei lavoratori attuino un biomonitoraggio sistematico, regolare e documentato del cadmio presente nelle urine, il valore limite biologico sarà di 2 microgrammi, mentre quello limite della media ponderata nel tempo (TWA) per otto ore sarà pari a 0,004 mg/m3 (in frazione respirabile).

LE ALTRE SOSTANZE, come l'acido arsenico, la formaldeide e il MOCA o metilene bis: vogliamo lasciare invariati i valori limite proposti dalla Commissione e sui quali le associazioni di categoria rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro sembrano convergere.

AGEVOLAZIONI ALLE IMPRESE. Data la debole ripresa economica in diversi Paesi europei, che permane da alcuni anni, è auspicabile un percorso di agevolazioni alle imprese che si adeguano alla normativa con incentivi proporzionati all'incidenza dei loro investimenti sul bilancio.

I FARMACI PERICOLOSI. Vogliamo includere i farmaci pericolosi, soprattutto i citotossici, nell'ambito della Direttiva, ed in particolare nell'allegato I dove si parla esplicitamente di lavori comportanti esposizione a sostanze cancerogene.
Ogni anno, infatti, più di 12 milioni di persone che lavorano nel settore sanitario sono esposti a farmaci pericolosi, in quanto cancerogeni, mutageni e reprotossici. Gli studi dimostrano che i lavoratori ospedalieri che manipolano farmaci citotossici hanno una probabilità tre volte maggiore di sviluppare tumori maligni e hanno un rischio maggiore di contrarre la leucemia e che gli infermieri esposti a farmaci citotossici hanno il doppio delle probabilità di abortire. Si stima che in Europa ogni anno l'esposizione professionale a farmaci pericolosi produca 2.220 nuovi casi di leucemia. Mentre decine di migliaia di operatori sanitari hanno anche malformazioni alla nascita e aborti spontanei dovuti a tale esposizione.
Questi numeri ci impongono di agire subito.
La Direttiva stabilisce le misure da adottare per eliminare o limitare l'esposizione ad agenti chimici cancerogeni e mutageni per aiutare a prevenire i tumori occupazionali e le malattie correlate. Tuttavia, l'eliminazione del farmaco citotossico o la sua sostituzione con una sostanza chimica meno pericolosa non è pratica o fattibile nel settore sanitario, quantomeno nell'immediato futuro. Pertanto bisogna richiedere che i datori di lavoro utilizzino un sistema tecnologico chiuso per produrre, utilizzare e smaltire i farmaci pericolosi. I sistemi chiusi in ambito sanitario sono altamente efficaci nell'isolare il pericolo, ma attualmente non sono utilizzati end-to-end e tendono a essere solo parzialmente utilizzati nell'ambiente di preparazione controllato della farmacia.

INVESTIMENTI. Occorre quindi assolutamente investire in questi nuovi sistemi ingegneristici chiusi (che per inciso porteranno poi anche alla necessità di avvalersi di esperti e quindi anche alla creazione di posti di lavoro) in grado di funzionare sia nelle aree di preparazione dei farmaci pericolosi, dove i tecnici e gli infermieri della farmacia sono i più esposti, sia nelle aree di pulizia e smaltimento dei rifiuti, o nei trasporti, dove tutti gli operatori sanitari sono potenzialmente esposti.

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