Ecco perché l'Italia non può adottare il Ceta

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traduzione dell'intervista a Tiziana Beghin pubblicata sul quotidiano belga Le Soir


"Avanzare, a passi frettolosi, in un mondo in cui Donald Trump alza il muro delle barriere protezioniste. Questo giovedì, la Camera dei rappresentanti del Parlamento federale belga è chiamato a ratificare il CETA, e lo farà senza aspettare il verdetto della Corte di giustizia dell´Unione europea (CGUE) richiesto proprio dal..Belgio, su insistenza dei francofoni, che si interrogano sulla "legalità" dell´accordo commerciale con il Canada, entrato "provvisoriamente" in vigore a settembre 2017. Il parere della CGUE è atteso per la primavera 2019, e riguarda la compatibilità con i trattati europei dell'ICS (Investment Court System), la Corte speciale istituita per risolvere le controversie tra gli investitori e gli Stati. A giudicare dall´appoggio al CETA registrato il 19 giugno nella Commissione per le relazioni esterne della Camera, il voto in plenaria dovrebbe essere scontato. Fine della storia, dunque? Non proprio. Un nuovo "pericolo" arriva dall'Italia, con il neonato governo italiano che ha dato inizio a una "nuova resistenza": Roma ha infatti annunciato la sua intenzione di non ratificare il trattato. L´unanimità dei 28 Paesi membri dell´UE è indispensabile perché il CETA entri definitivamente in vigore. Il Movimento 5 Stelle assicura di essere pronto a proseguire il lavoro dei Valloni che, spinti dalle ONG, avevano iniziato la "battaglia legale" nel 2016: "Siamo pronti a portare a termine il lavoro che la Vallonia ha iniziato due anni fa".

La commissaria al commercio Malmstrom la scorsa settimana ha dichiarato di "non avere ancora avuto la possibilità" di interloquire con il governo 5 Stelle-Lega, per capire "se vogliono attivamente votare contro il trattato, o semplicemente non presentarlo in Parlamento". Ma la Commissaria ha sottolineato che, dall´entrata in vigore provvisoria del CETA, le esportazioni italiane verso il Canada sono già aumentate dell´8%. "Molti prodotti italiani sono richiesti in Canada".

Assenza di dibattito pubblico

"Tuttavia, nell'anno precedente al CETA, le esportazioni italiane erano aumentate del 14%", ribatte prontamente a Le Soir Tiziana Beghin, eurodeputata 5 Stelle. Eletta in Piemonte e membro della commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo, ha partecipato attivamente alla stesura della linea del nuovo esecutivo italiano sui trattati commerciali a largo spettro come il CETA. Il programma ufficiale del governo non è però particolarmente chiaro per quanto riguarda la tattica che intende perseguire. "Ci opporremo alle disposizioni che portano a un indebolimento eccessivo della protezione dei diritti dei cittadini" e che hanno un "impatto negativo" sulla concorrenza leale e durevole nel mercato interno. Tiziana Beghin precisa che la convergenza tra il suo partito anti-sistema e la Lega di estrema destra si manifesta soprattutto nella difesa della "agricoltura - sono 44 le indicazioni geografiche protette dal CETA, mentre solo in Italia se ne contano 280! - e delle PMI, che rappresentano più dell´80% delle imprese italiane". Parliamo di due settori che soffriranno i risultati di un accordo fatto su misura per "gli interessi delle grandi multinazionali e delle imprese dei servizi". Un accordo in grado "di influenzare i processi legislativi dei Paesi attraverso la cooperazione regolamentare e l'arbitrato delle controversie investitori-Stati". Beghin ritiene che sia necessario "considerare la possibilità di rinegoziare l´accordo. Tecnicamente, non è possibile. Ma, da un punto di vista politico, se uno Stato non lo ratifica, entriamo in uno scenario inedito che non ha precedenti, e che lascia, dunque, uno spiraglio." L´eurodeputata continua dicendo ora la decisione non deve essere tra "non inserire il CETA nell´agenda del Parlamento" o presentarlo "con un voto della maggioranza che sarebbe sicuramente contrario. Dal mio punto di vista, è necessario far cadere l´accordo e aprire nuovi negoziati."

L´UE non drammatizza

Dal fronte dell´UE, non si drammatizza (ancora?). Per far sì che l´entrata in vigore provvisoria del CETA sia veramente vanificata, il trattato dovrebbe essere rigettato dal Parlamento italiano e l´Italia dovrebbe notificare ufficialmente alle istituzioni europee la sua intenzione di non adattarlo mai. "Solo in quel caso avremmo un problema. Ma non siamo ancora a quel punto", dicono in Consiglio. Quanto alla questione delle indicazioni geografiche, una "opzione possibile consisterebbe nel risolvere il problema italiano attraverso dei comitati di controllo istituiti dall'accordo stesso. Un intervento simile è stato già intrapreso per rimediare alla "mancanza di ambizione" sul fronte ambientale, rimproverata al CETA dalla Francia di Macron, attraverso i comitati tecnici. In breve, l´UE non esclude di poter dare soddisfazioni a Roma senza dover necessariamente fare crollare l'intero castello. In Belgio, solo il parlamento fiammingo ha già provveduto alla ratifica. A inizio maggio, i Paesi Bassi hanno invece annunciato la decisione di aspettare il parere della CGUE.

Sono dieci i Paesi che hanno già ratificato il trattato: i tre paesi Baltici, Malta, il Portogallo, la Danimarca, la Repubblica Ceca, la Croazia, la Spagna e la Svezia - patria di Cecilia Malmstrom. Per arrivare al semaforo verde, che porti l'applicazione da provvisoria a definitiva, mancano all'appello 18 Stati. E occorre, ovviamente, superare l'ostacolo italiano"

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