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di Rosa D'amato, EFDD - M5S Europa

La pesca sta vivendo una crisi strutturale. Ed è un paradosso: perché nel nostro Paese aumenta il consumo di pesce, ma diminuisce il numero di imbarcazioni. Un paradosso dovuto senza dubbio a delle politiche dell'Ue "calibrate" sulle specificità (e gli interessi) delle lobby del Nord Europa e non sulle peculiarità del Mar Mediterraneo: da qui derivano divieti assurdi, fermi biologici eccessivi, quote riservate in toto ai grandi pescherecci e sanzioni inique.

Finora, la politica italiana ha risposto a questo cappio normativo con la latitanza, favorendo scambi commerciali e importazioni a discapito dei piccoli pescatori. Errori a cui il governo del cambiamento di Giuseppe Conte dovrà dare delle soluzioni in tempi rapidi. In questo, avrà tutto l'appoggio (e la sponda) del Movimento 5 stelle al Parlamento europeo: da anni mi batto in commissione Pesca perché l'Ue diventi una risorsa per il settore e in particolare per i piccoli pescatori. E questo è possibile solo con il lavoro costante sulle singole proposte della Commissione.

Perché è a Bruxelles che si decide e si deciderà sempre più il futuro del settore. Ci sono una serie di regolamenti in discussione e non mollerò, non molleremo di un millimetro sul fronte della tutela della pesca italiana. Quello che va affermato in Europa è che il Mediterraneo non è in nessun modo paragonabile agli altri bacini ittici europei e che in particolare il SUD ITALIA ha ancora più specificità legate alla natura delle imbarcazioni e agli attrezzi di pesca usati. Specificità che, una volta per tutte, vanno tutelate da chi ha in mano il futuro di un settore cosi' vitale per l'economia e l'ambiente dei nostri territori.

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