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di seguito l'intervista di Fabio Massimo Castaldo rilasciata a Formiche.


Il veto al prossimo bilancio europeo? "Né una minaccia né una ripicca", ma solo una possibile azione da mettere in campo se l'Europa dovesse continuare a lasciare sola l'Italia "di fronte a questa emergenza epocale". Viktor Orban? "Matteo Salvini stia attento alla sua polpetta avvelenata": il primo ministro ungherese è "un leader molto abile e navigato nel praticare il gioco delle tre carte". Firmato Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente di peso del MoVimento 5 Stelle, che in questa conversazione con Formiche.net ha fatto il punto della situazione sulle polemiche sempre più dure che continuano a caratterizzare i rapporti tra Roma e Bruxelles. Con un occhio anche al posizionamento internazionale dell'Italia e alle nostre priorità dal punto di vista geopolitico: "Auspichiamo il rilancio di un'alleanza mediterranea fondata sui temi di comune interesse e sull'esigenza di ribilanciare lo strapotere dell'asse franco-tedesco".

Castaldo, dopo la vicenda Diciotti Italia e Unione Europea sono sempre più ai ferri corti. Il nostro Paese potrebbe davvero arrivare a tagliare i fondi all'Europa e a porre il veto sul bilancio?

Si tratta solo dell'ultimo, triste e del tutto evitabile episodio, conseguenza dell'inazione e dell'ipocrisia di tanti nostri partner europei. In questi anni l'Italia, per stessa ammissione di Juncker, è stata lasciata colpevolmente sola di fronte a un'emergenza epocale che deve essere necessariamente affrontata da tutti gli Stati membri: chi sbarca in Italia vuole sbarcare in Europa. Ma alle parole, non ultime quelle del Consiglio Europeo di giugno, non sono mai seguiti fatti concreti.

Quindi?

Lo scorso 4 marzo i cittadini italiani hanno scelto il cambiamento. Lo hanno scelto proprio perché in questi anni l'Italia è stata ignorata. Dunque è giusto tenere in considerazione tutte le opzioni per tutelare il nostro legittimo interesse ad avere una vera solidarietà, incluso un veto sul prossimo bilancio pluriennale. Speriamo di non dover arrivare a tanto.

È più che altro una minaccia oppure si tratta di un'azione che a suo avviso il governo potrebbe effettivamente intraprendere?

Guardi, non si tratta né di una minaccia né di una ripicca. La nostra unica bussola resta quella di perseguire l'interesse dei cittadini. Nel merito mi chiedo: perché dovremmo appoggiare una proposta di bilancio pluriennale Ue se prevede ingenti tagli ai nostri agricoltori e ai fondi di coesione per le Regioni più povere? A fronte della sordità di fronte alla nostra legittima rivendicazione di condivisione della gestione dell'immigrazione? L'Italia spende 4 miliardi l'anno per mantenere in piedi, da sola, la macchina dell'accoglienza dei migranti che sbarcano sul suolo italiano. Che è anche suolo europeo. Il problema è comune ma la soluzione resta, per ora, solo a nostro carico.

Dal suo osservatorio al Parlamento Europeo che clima si respira a proposito delle rivendicazioni (e dei rapporti) con l'Italia?

La delegazione del M5s è sempre stata molto rispettata per il lavoro puntuale e concreto. Ma in generale c'è tanta ipocrisia. Prendiamo per esempio il discorso di Macron alla Conferenza degli ambasciatori francesi: a parole denuncia la mancanza di solidarietà in Europa, ma nei fatti pochi giorni fa si è rifiutato di accogliere una qualsiasi quota di migranti della nave Diciotti. Le rarissime occasioni di condivisione continuano a essere del tutto episodiche e volontarie. Per non parlare di regole che si applicano per alcuni, come gli obblighi per il Paese di primo approdo, e si interpretano per altri: ad esempio la mancanza di sanzioni per l'insostenibile surplus commerciale tedesco. La volontà di redigere un'agenda europea come sintesi equilibrata delle esigenze di tutti gli Stati membri resta, ad oggi, solo retorica.

Teme vi possa essere un crescente isolamento internazionale dell'Italia come alcuni editorialisti e analisti stanno sottolineando in queste ore?

Tutt'altro. Il ministro Tria è in missione in Cina, il premier Conte sta sviluppando un ottimo rapporto personale con il presidente degli Stati Uniti e vari leader mondiali. Ci sono, inoltre, tanti Paesi che guardano con estremo interesse alle mosse del nostro governo. Continuiamo a sviluppare strette relazioni e partenariati variabili secondo i vari contesti: in questo l'identità post ideologica del MoVimento 5 Stelle si rivela preziosa. Più in generale l'Italia, con noi, ha rilanciato, con decisione, la propria volontà di essere un ponte fra l'Oriente e l'Occidente, in un mondo multipolare che ha sempre più bisogno di dialogo e cooperazione. Stiamo ritornando protagonisti e forse è proprio questo a far paura, rispetto a un'immagine di Italia sin troppo schiacciata su agende altrui. Anche in vista delle prossime elezioni europee.

Dalla Germania il portavoce di Angela Merkel ha affermato che "la migrazione è una sfida per l'Ue e che c'è bisogno di una risposta comune". Eppure ancora non si è passati dalle parole ai fatti. Come se ne esce?

È un problema squisitamente di volontà politica. Noi su questo tema non accetteremo mai compromessi al ribasso. Serve una vera e propria riforma del sistema comune europeo di asilo, l'istituzione di vie legali di accesso all'Ue e, al contempo, l'istituzione di un meccanismo automatico, preventivo e permanente di ricollocazione dei migranti che arrivano sul suolo europeo, qualunque sia il Paese di primo approdo. Questo è lo spirito di solidarietà che permea e ispira i Trattati: altro che populismo. L'Italia sarà sempre pronta a fare la propria parte. Ma non è giusto che si faccia carico anche delle responsabilità altrui.

Che ne pensa del rapporto privilegiato che Matteo Salvini sta costruendo con Viktor Orban? Intervistato da La Stampa, Luigi Di Maio non ne è apparso molto entusiasta. Anzi, ha affermato che "chi non aderisce ai ricollocamenti non ha diritto ai finanziamenti europei".

È bene sottolineare che l'incontro di Milano tra Salvini e Orban è politico e non istituzionale, tra due leader di partito quindi. Il vicepremier Di Maio ha pienamente ragione a prenderne le distanze. Voglio ricordare un fatto che in questi anni ho sottolineato più volte: i Paesi dell'Est Europa e in particolare i cosiddetti Paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) ricevono buona parte dei fondi di coesione messi a disposizione dal bilancio dell'Unione ma rifiutano le responsabilità legate alla gestione delle frontiere esterne. Mi sembra un concetto fin troppo comodo di solidarietà. A senso unico direi. Ricordo che siamo stati noi, come M5s Europa, a presentare emendamenti per il blocco dei fondi per i Paesi recalcitranti, nel quadro del pacchetto di riforma del regolamento di Dublino. E proprio il Ppe di Orban e di Berlusconi li ha bocciati.

Molti osservatori ritengono che l'alleanza con i Paesi del Gruppo di Visegrad rischi di non fare gli interessi italiani, pure sulla questione migranti, e ci renda più isolati a livello internazionale. Qual è la sua opinione?

Voglio dare un consiglio a Matteo Salvini: stia attento alla polpetta avvelenata di Orban, un leader molto abile e navigato nel praticare il gioco delle tre carte. Non a caso si presenta con maschere molto diverse in patria e a Bruxelles. Per noi il concetto è chiaro e semplice: non si può rifiutare il principio di solidarietà fra i Paesi europei e definirsi, allo stesso tempo, "amico" del governo italiano. Non si può essere parte della vecchia nomenklatura come il Ppe di Merkel, Juncker e Berlusconi e spacciarsi poi per forza di cambiamento. Orban è nel gruppo politico europeo che, assieme ai socialisti, è il principale responsabile di questo stallo in cui si trova l'Europa.

Ma il M5S come davvero vede l'Europa? Cosa volete fare?

Sin dalle elezioni del 2014 abbiamo chiarito che siamo qui per rilanciarla e ricostruirla. Siamo sempre stati in prima linea nel difendere l'Europa sociale, la transizione energetica verso le rinnovabili, una maggiore partecipazione democratica. Non a caso rilanciammo anche la proposta di istituire gli eurobond. Noi siamo pronti a negoziare anche domani.

Ma quali sono in questo momento i principali interlocutori dell'Italia in Europa? Con chi dovremmo cercare di fare asse per riformare le Istituzioni comunitarie?

Da sempre auspichiamo il rilancio di un'alleanza mediterranea fondata sui temi di comune interesse, sull'esigenza di ribilanciare lo strapotere dell'asse franco-tedesco, direi anzi germano-francese, ancora più netto in vista della Brexit, e sulle specificità dell'area. Ma noi dialoghiamo con tutti, come sempre abbiamo fatto nell'interesse dei cittadini: come M5s spesso siamo stati artefici di buone intese e mediazioni nei lavori parlamentari europei. Le assicuro comunque che dopo le elezioni europee del prossimo maggio i cittadini europei cambieranno molti nostri interlocutori. E altrettanti si ridimensioneranno.

Se dovesse verificarsi una vicenda analoga a quella della Diciotti, che cosa dovrebbe e potrebbe fare l'Italia? Provare a bussare di nuovo a Bruxelles?

Le ricollocazioni dei migranti salvati e fatti sbarcare devono essere automatiche, preventive e permanenti e non frutto di continui mercanteggiamenti occasionali. È tempo di metterlo nero su bianco nella riforma del Regolamento di Dublino. Già molti Paesi europei avevano messo in pratica questa linea volontariamente, poi è arrivato il dietrofront con la nave Diciotti. È assurdo che ogni salvataggio in mare porti a bracci di ferro e a negoziati diplomatici interminabili. L'Italia si aspetta solidarietà concreta da parte degli altri Stati membri. Altrimenti è ipocrita parlare di Unione.


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