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Intervista a Laura Ferrara rilasciata ad Avvenire


A Salisburgo non si è smosso nulla sul fronte dei migranti, non le pare?
Purtroppo si. Tutto è fermo, non si riesce a dialogare per trovare una soluzione comune.

Che cosa vuol dire per l'Europa questo stallo?

Vede, la migrazione è un banco di prova per l'Unione Europea, per la sua stessa tenuta. Deve essere superato, altrimenti non è solo un fallimento delle politiche migratorie, ma di tutto il progetto europeo. Il rischio è che si affermino sempre più discorsi di tipo intergovernativo, nazionalista. Non ci si può lamentare che vi sia un'avanzata sempre più forte di partiti di tipo sovranista se si continua a non trovare una soluzione comune.

A Salisburgo si è riparlato della possibilità che alcuni Paesi possano sostituire all'accoglienza di migranti il pagamento di contributi...
È una proposta già avanzata dalla Commissione Europea e dai Paesi Visegrad (Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Polonia ndr), che noi abbiamo fortemente criticato. Fallirebbe il concetto di cooperazione e solidarietà tra Stati membri, non ci si può esimere dalle responsabilità semplicemente erogando un contributo. Oltretutto significherebbe dare un prezzo alle persone, quanto vale un migrante, che è orribile.

Al Parlamento Europeo avete votato contro una proposta di riforma di Dublino che altri giudicavano vantaggiosa per l'Italia. Perché?
Perché ci siamo resi conto che è un compromesso al ribasso. L'Italia, come tutti i Paesi di primo ingresso, secondo questo testo dovrebbe continuare a farsi carico degli sbarchi, della prima accoglienza, dell'identificazione, della registrazione, dei colloqui di primo filtro, per capire se hanno chance di asilo. Altro che ricollocamento automatico e obbligatorio. Oltretutto si parla solo di ricollocare chi ha diritto a protezione internazionale. Se passasse, permetterebbe agli altri di dirci: abbiamo introdotto il ricollocamento, ora dovete creare centri di registrazione chiusi. L'Italia si ritroverebbe come Paese di primo ingresso a gestire tutti i migranti economici, che rappresentano la maggioranza, da rimpatriare.

Voi invece che cosa chiedete?
Anzitutto una riforma di Dublino che vada nel senso di un ricollocamento automatico e obbligatorio, senza filtri e senza concessioni a Paesi che hanno accolto poco o nulla. Inoltre ci vuole una maggiore cooperazione con l'Africa, con investimenti UE, sia quantitativamente sia qualitativamente maggiori. Non è pensabile si investano miliardi con la Turchia e invece 500 milioni per l'intero continente africano.

A Salisburgo si sono registrate divergenze anche sul potenziamento di Frontex...
Vede, può andarci bene che si potenzi Frontex, ma a patto che si modifichino Dublino e le operazioni nel Mediterraneo. Non si capisce come potrebbe migliorare la situazione dei Paesi di prima linea se resta il criterio di primo ingresso, non ci sono accordi bilaterali con i paesi di origine. Si tenta di spacchettare il fenomeno migratorio guardando solo ai movimento secondari, o alle frontiere e- sterne, all'identificazione, mentre occorre u- na proposta organica a 360 gradi.

C'è chi ci vede anche un problema di sovranità nazionale...
Certo, non solo per Frontex ma anche per la riforma dell'Easo, l'ufficio per l'asilo. Si dice: aiutiamo i Paesi in prima linea, in realtà li si va a commissariare. Frontex sul fronte della registrazione e dell'identificazione, l'Easo per l'esame del diritto alla protezione internazionale. Non è accettabile.

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