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di Dario Tamburrano, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa.


Centrali nucleari, la miopia dell'UE va in scena a Strasburgo. Martedì scorso l'assemblea plenaria del Parlamento Europeo ha approvato la proposta di finanziare - fra l'altro - il "miglioramento della sicurezza" dei reattori nucleari esistenti. In concreto significa: rattoppare le centrali nucleari decrepite per prolungarne il funzionamento. Abbiamo votato no perché la maggioranza ha fatto muro contro le opportune correzioni di rotta.

Nell'UE sono in funzione 128 reattori nucleari. Sono stati progettati per durare 30-40 anni e hanno un'età media superiore ai trent'anni: ovvero, in media sono indietro di almeno trent'anni rispetto agli standard di sicurezza che ora sarebbero richiesti per realizzare le centrali nucleari; molti di questi reattori sono vicini o vicinissimi al momento in cui dovrebbero essere spenti; alcuni già ora continuano a funzionare anche se non sono stati progettati per durare così a lungo e anche se - ancor più inquietante - hanno migliaia di crepe.

Entro il 2050, sarebbe necessario spendere 123 miliardi di euro per decommissionare i reattori nucleari UE giunti a fine ciclo di vita (il dato è al capitolo 3.4.3 di questo documento della Commissione Europea). Costerebbe invece 46,9 miliardi, sempre entro il 2050, "modernizzare" i catorci atomici così da farli funzionare per dieci o vent'anni in più del previsto (capitolo 4.3 di quest'altro documento, sempre della Commissione Europea): una prospettiva di fronte alla quale l'industria nucleare si frega le mani, dati i costi e i tempi necessari per una nuova centrale nucleare, come insegnano i casi di Olkiluoto in Finlandia e di Flamanville in Francia.

In questo scenario si situa la bozza di regolamento sul programma di ricerca e formazione 2019-20 della Comunità europea per l'energia atomica, programma che è complementare ad Horizon 2020. In sostanza, in due anni si vogliono spendere 420 milioni di euro per l'energia nucleare e altri 350 milioni per la fusione nucleare.

Nella commissione parlamentare ITRE (energia e industria) abbiamo combattuto per salvare i finanziamenti che hanno a che fare con la messa in sicurezza dei rifiuti nucleari in modo da cancellare tutto ciò che può riferirsi al prolungamento del funzionamento dei catorci atomici europei e per introdurre invece campagne di sensibilizzazione sui problemi legati all'impiego dell'energia nucleare. Non ci hanno dato retta. La relazione che va al voto in plenaria non ha accolto nessuno dei nostri emendamenti: sono tutti stati bocciati a livello di commissione parlamentare e sono da ricercare in questo documento con parola chiave "Tamburrano".

Attraverso gli emendamenti presentati in commissione abbiamo anche tentato invano di eliminare anche i 350 milioni per la ricerca sulla fusione nucleare. Si tratta di progetti come ITER: va avanti da quasi quarant'anni; l'UE partecipa e contribuisce alle ingenti spese; gli scienziati nel 2010 affermavano che nel giro di 10-15 anni sarebbe stato costruito un prototipo e tuttora dicono che il prototipo sarà realizzato fra una quindicina di anni. Cioè: il tempo passa e i soldi, tanti soldi, vengono spesi senza alcun risultato. Per la produzione di energia elettrica si parla addirittura ormai del 2050.

Se anche non ci fossero ulteriori ritardi, il 2050 è troppo lontano. Abbiamo bisogno di produrre subito energia elettrica pulita senza emissioni di gas serra. Non possiamo permetterci di sottrarre preziose risorse pubbliche alle rinnovabili che già ora sono meno costose del nucleare e tecnologicamente mature per affrontare una rapida transizione energetica.

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