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di Rosa D'Amato, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa


"Il Mediterraneo occidentale è una delle sottoregioni più sviluppate in termini di attività di pesca. Essa rappresenta circa il 31% degli sbarchi totali effettuati nel Mediterraneo e circa il 19% della flotta peschereccia ufficialmente operante in questo mare.

In questo contesto la pesca di specie demersali è particolarmente apprezzata dai pescatori per il suo elevato valore commerciale. La proposta di regolamento della Commissione europea potrebbe interessare quindi circa 13.000 navi. Di queste, circa il 76% sono italiane. La maggior parte delle imprese di pesca sono microimprese (in media, l'89% delle imprese ha una sola imbarcazione).

Si tratta quindi di una proposta che ha forti ripercussioni sulla pesca artigianale e che quindi dobbiamo particolarmente monitorare. Ci sono diversi punti che contestiamo. La proposta della Commissione europea risulta inopportuna per il nostro mare o di difficile applicazione. Ecco perché:

1) viene proposto un sistema di fissazione dello sforzo di pesca su base annuale, ma tale scadenza così breve potrebbe rendere eccessivamente complessa la parte gestionale che ricade sempre sui pescatori.
2) si evidenzia l'opportunità di inserire il sistema delle quote anche per gli stock demersali ma è una ingerenza da parte della Commissione europea. Inoltre, l'istituzione di un regime comune di TAC e di contingenti nel Mediterraneo potrebbe dar luogo a molte difficoltà di attuazione e comporterebbe la creazione di nuovi problemi poiché si tratta di attività di pesca multispecifiche.
3) un'ingerenza comunitaria si intravede nella fissazione di un massimo di 60 ore a settimana per tutte le reti da traino e nel divieto di uso delle stesse reti ad una profondità di 100 metri in dati periodi, non tendo conto delle regolamentazioni nazionali e delle differenti tipologie di pesca. Ciò dovrebbe essere stabilito a livello di singoli Stati membri.
4) si richiede chiaramente di istituire ulteriori aree di divieto di pesca entro due anni dall'adozione del Regolamento, come se già fosse possibile prevedere quale sarà lo stato degli stock!
5) in tutta la proposta c'e un eccessivo ricorso agli atti delegati da parte della Commissione. Ricordiamo che lo strumento dell'atto delegato potrebbe di fatto modificare un'intera proposta e in sostanza annullare il processo democratico della codecisione!
6) risulta pressoché assente la strumentazione finanziaria necessaria per gestire le ricadute socio economiche del piano di gestione e nulla si dice su un'auspicata riapertura dei finanziamenti per le misure di arresto definitivo dell'attività di pesca che si e' chiusa il 31 dicembre 2017.

Bisogna tenere conto di altre consulenze scientifiche indipendenti riconosciute a livello di Unione o internazionale ed anche la proposta che gli Stati membri possano, su base volontaria, istituire un regime di cogestione, al fine di garantire un adattamento ottimale del piano alle realtà locali della pesca".

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