Tajani il Presidente di tutti ma non degli italiani

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Antonio Tajani getta la maschera nel vano tentativo di rianimare il suo partito moribondo. Adesso per ottenere un po' di visibilità (la stessa che i cittadini gli hanno tolto con il loro voto lo scorso 4 marzo), ha deciso di attaccare e insultare quotidianamente la forza politica che ha vinto le ultime elezioni politiche italiane. Liberissimo di farlo ma scenda allora dallo scranno più alto del Parlamento europeo.

L'articolo 22, comma 4, del regolamento del Parlamento europeo sostiene che "nelle relazioni internazionali, nelle cerimonie, negli atti amministrativi, giudiziari o finanziari il Parlamento è rappresentato dal suo Presidente". Tajani, da Presidente del Parlamento europeo dovrebbe rappresentare dunque TUTTI gli europarlamentari, inclusi quelli eletti nel Movimento 5 Stelle. Tuttavia, un Presidente che si comporta così non ci rappresenta e non rappresenta, di conseguenza, milioni di cittadini italiani e quindi europei.

Dopo Martin Schulz avevamo sperato in un Presidente imparziale e vicino agli italiani. Ma le sue parole "sarò il presidente di tutti, rispetterò tutti i deputati di tutti i gruppi politici", pronunciate il giorno del suo insediamento, si sono rivelate false. Da allora si sono ripetuti attacchi, offese, insulti al leader della forza politica post ideologica più grande d'Europa, che oggi governa in Italia e esprime al Parlamento europeo una folta e rispettata delegazione. Tajani sente il fiato sul collo dei cittadini, d'altronde sappiamo come hanno reagito quando Berlusconi lo candidò premier pochi mesi fa. Da allora, a ogni sua mossa Forza Italia precipita sempre più giù nei sondaggi. Per lui il countdown è iniziato.

VIDEO. Tajani, l'uomo dell'incoerenza. da Presidente di tutti a Presidente non degli italiani.




La sua ultima battaglia persa è quella sul copyright (ingaggiata forse nel tentativo di nascondere il voto vergogna di Forza Italia a favore del sistema di corruzione, conflitti di interessi e clientele che calpestano i diritti fondamentali in Ungheria). Sul copyright ha ammiccato al Partito Democratico con la speranza di avere in ritorno più spazio sui giornali amici della sinistra nella prossima campagna elettorale per le europee.

Ieri ha definito infamanti le parole del vicepresidente del Consiglio italiano Luigi Di Maio che aveva denunciato le incursioni delle lobby (tutte!) negli uffici di Bruxelles e Strasburgo. Peccato che, lo stesso Tajani, il giorno prima aveva parlato di "indebite pressioni". Pressioni da chi?

Il Regolamento del Parlamento europeo dice che il Presidente "vigila sulle attività del Parlamento e delle sue commissioni". Tajani smetta di fare il politicante e risponda a queste domande. Chi sono queste lobby? Come hanno influenzato il processo decisionale? Hanno pagato qualcuno? A luglio il Parlamento ha espresso una posizione, due mesi dopo un'altra. Cosa è successo nel frattempo? Vogliamo nomi e cognomi!

Il problema è serio. Ricordate Barroso? L'ex Presidente della Commissione, di cui Tajani è stato membro, è oggi presidente non esecutivo e consulente di Goldman Sachs, una delle banche d'affari più grandi del mondo, accusata di aver truccato i conti pubblici della Grecia prima della crisi. In Europa i lobbisti spadroneggiano. Le parole di Di Maio hanno colto nel segno. Ecco perché è urgente un vero cambiamento di questa Europa. I palazzi di Bruxelles e Strasburgo si devono aprire ai cittadini, ma prima Tajani scelga se continuare a fare il Presidente del Parlamento europeo ancora per qualche mese o il leader di Forza Italia.

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