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intervista a Laura Agea
rilasciata al quotidiano greco Ethnos

1.       Si discute molto del progetto di bilancio italiano in questi giorni. C'è il rischio che l'Italia possa fare la fine della Grecia?
No. Grecia e Italia hanno un tessuto produttivo e dati macroeconomici molto diversi. Noi abbiamo intrapreso la strada delle riforme, stiamo tagliando le pensioni d'oro e siamo pronti a varare il reddito di cittadinanza che aiuterà le persone in difficoltà. L'unica cosa in comune fra Italia e Grecia sono i vecchi partiti che, con corruzione e clientele, hanno massacrato i cittadini.


2.       Con la Commissione europea è in corso un braccio di ferro. Quali potranno essere le conseguenze politiche e finanziarie, sia per l'Italia che per l'Eurozona, di questa disputa?
La Commissione europea dovrebbe essere super partes e invece, per sua stessa ammissione, applica le regole per alcuni e le "interpreta" per altri, privilegiandoli di fatto. La Francia ha sforato ripetutamente la soglia del deficit, per ben 9 anni consecutivi, la Germania ignora i parametri dell'equilibrio macroeconomico con il suo enorme surplus commerciale, eppure tutta l'attenzione è sull'Italia. EU deve capire che bisogna fare più investimenti per rimettere in moto l'economia italiana che da troppi anni è in stagnazione. Se l'Italia torna a crescere, sarà tutta l'Europa a beneficiarne. Con Bruxelles troveremo un compromesso ma non rinunceremo mai a reddito e pensione di cittadinanza. Con noi i cittadini avranno più diritti e non il contrario.


3.       Ci sono anche rischi per la moneta unica? Che via d'uscita proponete?

L'euro non rischia perché l'Italia è un Paese sano e virtuoso. I nostri conti presentano un avanzo primario al netto degli interessi e l'indebitamento delle famiglie italiane è uno dei più bassi d'Europa. La soluzione è la crescita. Lo ripeto: la riforma strutturale che ha bisogno l'Italia è la crescita quindi non ci aspettiamo un do ut des con l'Europa, ma un cambio di atteggiamento. Senza investimenti non c'è crescita e senza crescita non si riduce il debito. La politica di austerity è ormai stata riconosciuta come dannosa perfino dall'FMI; è urgente un cambio di paradigma, in Italia come in Europa. 

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