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di Eleonora Evi, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa


Bisogna fare una operazione verità sulla nuova direttiva sull'acqua potabile. Non è vero che si tratta di una vittoria dei cittadini, anzi. Sono stati fatti passi indietro sui Pfas, sostanze tossiche persistenti la cui presenza viene tollerata nell'acqua del rubinetto e non vietata del tutto come noi auspicavamo.

Abbiamo votato contro la nuova direttiva sull'acqua potabile perché non migliora la proposta della Commissione. Inoltre, con questo testo l'accesso all'acqua non è garantito a tutti, non c'è alcun divieto di interruzione della fornitura per le famiglie disagiate che non riescono ad arrivare alla fine del mese e non c'è il quantitativo minimo vitale come raccomandato dall'Organizzazione mondiale della Sanità. Il testo è passato con ben 274 astensioni, segno che sono molti i delusi qui a Strasburgo.

Ci sono comunque altre ragioni, oltre alla risposta insoddisfacente sull'accesso all'acqua, che ci hanno spinto a bocciare il testo in Plenaria. Non vogliamo infatti permettere ai singoli Paesi UE di definire in maniera libera, adattandolo alle proprie circostanze particolari, l'«approccio basato sul rischio», lasciandogli così un ampio margine discrezionale al momento di stabilire se e quando si è di fronte a rischi per la salute derivanti dallo stato qualitativo dell'acqua potabile.
 
Inoltre, non consideriamo adeguata all'obiettivo di garantire un'elevata qualità dell'acqua la scelta di alleggerire le misure che i fornitori di acqua potrebbero essere chiamati ad adottare in base ai risultati della valutazione dei pericoli che le autorità nazionali devono svolgere in relazione ai corpi idrici (vale a dire le falde acquifere, i fiumi e i laghi) da cui viene estratta l'acqua potabile.
 
Allo stesso modo, non siamo d'accordo con il circoscrivere la «valutazione del rischio connesso alla fornitura domestica» ai soli "locali prioritari" (come scuole, case di riposo e centri sportivi) perché riteniamo che la presenza di piombo e di legionella debba essere periodicamente controllata anche nelle tubature delle case di tutti.  
  
Il testo a cui la Plenaria ha detto sì è lacunoso anche sul fronte delle informazioni in bolletta e on-line. Non si prevede, ad esempio, che i consumatori ricevano informazioni sulle azioni intraprese per incrementare l'accesso all'acqua o per effettuare il trattamento dell'acqua potabile e sono eliminati i cosiddetti "parametri indicatori" (come il pH, la durezza, le proprietà minerali), che non incidono sulla salute ma dicono molto sulla qualità dell'acqua, che i fornitori dovrebbero essere in grado di comunicare on-line almeno una volta l'anno.
 
Un discorso a parte è quello per i parametri chimici che l'acqua potabile deve rispettare per poter essere ritenuta "salubre". Su questo aspetto, il voto di oggi presenta luci e ombre. Da un lato, infatti, è positivo che sia siano stati confermati e che per alcuni parametri siano stati mantenuti valori più stringenti rispetto a quelli raccomandati dall'OMS, in linea con gli obblighi già vigenti in Europa in base alla direttiva 98/83/CE.
 
Sulle PFAS, i nostri emendamenti proponevano limiti 10 volte più stringenti rispetto alla proposta legislativa per favorire in Italia il raggiungimento dell'obiettivo "PFAS Zero". Purtroppo sono stati bocciati.
 
Non poteva bastarci, infine, l'essere riusciti a mantenere le microplastiche, che in futuro dovranno essere monitorate nei corpi idrici usati per l'estrazione dell'acqua potabile sulla base di una metodologia ancora da sviluppare, e la richiesta, seppure molto importante, di sviluppare i requisiti minimi di igiene per le sostanze e i materiali a contatto con l'acqua per essere soddisfatti del testo adottato dalla Plenaria".

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