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L'insostenibile leggerezza dell'establishment francese sull'austerità. È questa la causa della rivolta dei gilet gialli, scaturita dall'innalzamento del prezzo del carburante. Il perché della mossa di Macron è presto detto: la Francia è costretta a reperire nuove risorse dai suoi cittadini non perché sia un Paese in difficoltà contingente, ma perché si è imposta delle regole che non può rispettare.

Andiamo con ordine: la Francia ha un debito pubblico in costante aumento che sfiora oggi il 100% del rapporto debito/PIL. Al contempo, non riesce a stare all'interno del 3% del rapporto deficit/PIL se non nel 2017 (dove era al 2,6%), avendo sforato perfino i parametri di Maastricht - quelli celebri sul 3% - dal 2009 in poi. Inoltre, ha una bilancia commerciale in passivo da oltre 10 anni. Oggi, quindi, la Francia vive in un paradosso: i suoi vertici hanno puntato ripetutamente il dito contro l'Italia, pur essendo loro stessi nell'occhio del ciclone.

L'Italia, infatti, ha rispettato il vincolo del 3% e lo farà anche quest'anno, ha un debito pubblico destinato a diminuire e una bilancia commerciale in attivo da circa 20 anni. Se, da Maastricht ad oggi, non avessimo dovuto pagare gli interessi sul debito lasciato da altri, saremmo la locomotiva d'Europa e il Paese più virtuoso in termini di conti pubblici. L'Italia ha infatti pagato oltre 650 miliardi di interessi che zavorrano la ripresa e fanno sì che altri Paesi, basandosi solo ed esclusivamente su questo numero, si sentano in diritto di farci la morale.

La verità però è un'altra: la Francia, e in generale tutti i Paesi che non riescono ad avere una bilancia commerciale in attivo, entrano in una spirale a cui queste regole europee non danno scampo. Se ho da pagare gli interessi sul debito pubblico, una bilancia commerciale negativa e non posso fare deficit, come posso essere solvente nei confronti del mercato? La Francia è passata dal 7,2% di deficit nel 2009, al 6,9% del 2010, 5,2% nel 2011, 5% nel 2012, 4,1% nel 2013, 3,9% nel 2014, 3,6% nel 2015, 3,4% nel 2016. Una politica di riduzione che, per i fattori di cui sopra, ha fatto esplodere il debito pubblico. L'economia transalpina, al netto degli interessi, non è quindi sostenibile se non facendo debito.

Sorprende ancor di più, dunque, l'atteggiamento di Macron e quello del commissario agli affari economici Moscovici che, pur di attaccare l'Italia - probabilmente per fare campagna elettorale sulle prossime elezioni europee - sono disposti a negare la semplice evidenza dei fatti: la Francia, all'interno di queste regole europee, sarà obbligata a impiegare misure devastanti di austerità che distruggeranno lo stato sociale e non risaneranno la situazione. Essendo strutturalmente un'economia da decenni ancorata al fattore deficit.

Ai francesi qualcuno dovrebbe spiegarlo, anche se forse se ne sono già accorti.

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