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Nella sua valutazione sulla situazione economica e sociale dei 28 paesi dell'Unione, la Commissione lo scorso marzo ha scritto che i regimi fiscali di Belgio, Cipro, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Paesi Bassi utilizzano strumenti di pianificazione fiscale aggressiva.

Questi 7 paesi permettono l'attuazione di pratiche fiscali che minano l'equità del nostro mercato interno. Ci sono società o multinazionali che in questi 7 Paesi non pagano le tasse su dividendi, interessi e canoni. Così facendo si evadono, di fatto, le tasse in modo lecito e si danneggiano tutti gli altri Paesi membri perché è una concorrenza sleale.

VIDEO. Ecco l'intervento di Piernicola Pedicini e la replica del Commissario Moscovici che ammette l'esistenza di politiche fiscali aggressive dentro l'Unione.

La Commissione quindi ammette che le cose non vanno anche dentro casa nostra, dentro l'UE. Nonostante che il problema della pianificazione fiscale fosse già stato denunciato negli anni precedenti, mi chiedo e con me tutti i cittadini si chiedono: cosa è stato fatto per ridurre o eliminare questo atteggiamento aggressivo tra gli Stati membri?

Viviamo un ribaltamento della realtà: i paesi considerati "virtuosi" non lo sono affatto. Per fare un esempio di questa ingiustizia, ricordo che nei mesi scorsi Apple ha trovato un accordo con l'Irlanda sui 13 miliardi di tasse non pagate dalla vendita dei suoi prodotti in Europa. La normativa europea sugli aiuti di Stato applicata dalla Commissione obbligava Apple a ripagare le tasse non pagate all'Irlanda, peccato che Apple abbia eluso anche in Italia o in Francia e altri Paesi che ci hanno dunque perso.

Per noi la tassazione equa dovrebbe essere la regola senza eccezioni all'interno e all'esterno dell'Ue. La priorità dell'Unione europea deve essere quella di riportare equità sociale e fiscale in Europa. E per farlo bisogna avere il coraggio di combattere per le cose giuste, nell'interesse dei cittadini e non contro di loro.

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