moscovici_previsioniSbagliate.jpg


editoriale pubblicato su Europa.today.it


Dopo la pubblicazione delle previsioni economiche di autunno da parte della Commissione europea, che hanno di fatto "ridotto" le stime contenute del Def del governo Lega-M5s, è polemica tra i tecnici di Bruxelles e quelli di Roma. Secondo il ministro dell'Economia Giovanni Tria, gli esperti dell'Esecutivo Ue hanno redatto "un'analisi non attenta e parziale". Ma la Commissione difende il suo operato: "Siamo responsabili per le previsioni che pubblichiamo e le previsioni non cambiano", ha detto oggi una portavoce di Bruxelles.

Chi ha ragione lo si capirà solo in futuro. Ma anche i migliori tecnici possono sbagliare, stiano essi a Roma o a Bruxelles. Tanto più quando le previsioni economiche sembrano eccessivamente influenzate da valutazioni politiche. C'è un precedente, a tal proposito, che potrebbe servire di monito per tutti: Il caso delle stime di questi ultimi anni sull'economia della Grecia da parte della Commissione Ue. Ma andiamo per ordine.

Le stime della Troika
Era il 2014 e l'economia greca aveva fatto registrare l'anno prima un drammatico crollo del Pil, -3,3%. Una situazione difficilissima, che si trascinava da tempo e che è scoppiata con forza nell'autunno del 2009, quando nel bel mezzo della crisi internazionale, l'allora premier George Papandreou rivelo' pubblicamente che i bilanci economici inviati dai precedenti governi greci all'Unione europea erano stati falsificati con l'obiettivo di garantire l'ingresso della Grecia nella Zona Euro. Fu l'inizio dei programmi di salvataggio.

Il primo a firma Eurozona è datato 2011: 130 miliardi di prestito e un pacchetto di misure di austerity sotto la guida della Troika avrebbero dovuto ridurre il debito pubblico entro il 2020 portandolo al 120% del Pil. Secondo gli analisti di Bruxelles, nel 2012 il debito greco avrebbe raggiunto il livello record del 198% (era del 107% cinque anni prima allo scoppio della crisi mondiale). In realtà, si fermo' al 161% e tutti plaudirono all'intervento europeo. Sembrava la conferma che il rigore era la strada giusta. Ma il peggio doveva ancora arrivare.

L'austerity e la crisi, infatti, cominciarono a sfiancare la società greca e ad alimentare una crescente rabbia sociale. Rivolta per lo più contro l'uomo di fiducia di Bruxelles, il premier Antonis Samaras, esponente di spicco di Nuova Democrazia, il partito di centrodestra alleato di Angela Merkel. Fu proprio Samaras, alla guida di un governo di larghe intese con i socialisti del Pasok (gli stessi accusati di aver truccato i conti per entrare nell'Euro), a sottoscrivere l'intesa con i colleghi dell'Eurozona e con la Troika.

L'arrivo di Tsipras
Dopo tre anni di misure di austerity, si arriva appunto all'autunno 2014: i sondaggi vedono avanzare le forze di estrema destra di Alba Dorata, ma soprattutto il neo partito unitario di sinistra, Syriza, con il suo leader Alexis Tsipras. Le elezioni sono alle porte: le agitazioni sociali contro i tagli lacrime e sangue al bilancio pubblico sono sempre più intense. Ma gli economisti di Bruxelles vedono per quell'anno un Pil addirittura in crescita: +0,6 nel 2014, +2,9 nel 2015, +3,7 nel 2016. Insomma, il fidato Samaras sembrava aver fatto il miracolo.

In effetti, il 2014 si chiude con una crescita dello 0,7%. Ma il vero boom è atteso per il biennio a venire. Solo che nel gennaio 2016, gli elettori non credono al miracolo di Samaras e portano al potere Tsipras, l'uomo che ha promesso di tagliare i ponti con l'austerity e la Troika. Propositi che a Bruxelles (e in Germania soprattutto) vedono come fumo negli occhi. La Commissione europea, nel giro di un anno, cambia le sue stime: altro che crescita al 2,9% nel 2015 e al 3,7% nel 2016, il Pil greco, scrivono gli economisti di Bruxelles, calerà rispettivamente del 1,4% e del 1,3%. Tra l'autunno del 2014 e l'autunno del 2015, la valutazione cambia di ben 4-5 punti percentuali. Un'enormità.

Di fatto, sia le previsioni ottimistiche con il fido Samaras al potere, che quelle pessimistiche con il ribelle Tsipras premier, si sono rivelate profondamente errate: è vero che nel bienno in questione il Pil è calato, ma si è trattato di una leggera flessione (-0,2 e -0,3), non certo il crollo preventivato dai tecnici europei.

Il ritorno dell'ottimismo
Le previsioni di Bruxelles sulla Grecia, pero', improvvisamente tornano a essere più ottimistiche nello stesso autunno 2015, quando nonostante un referendum in cui i cittadini greci avevano sonoramente bocciato le condizioni imposte dalla Troika, il governo Tsipras firmò un contestato Memorandum di intesa in cui il Paese si impegnava a realizzare le misure richieste dai creditori.

Ed ecco cosi' che per il 2017, gli economisti della Commissione vedono una crescita del Pil addirittura del 2,7%. Previsione confermata anche l'anno successivo (2016), quando aggiungono una stima per il 2018: +3,1%. Se i tecnici europei avevano peccato di ottimismo con Samaras e di pessimismo con il primo Tsipras, con il secondo Tsipras tornano a peccare di eccesso di ottimismo.

E il debito pubblico?
Nei fatti, il Pil crescerà, ma in modo più contenuto di quanto previsto dopo l'accettazione del Memorandum da parte del premier greco: +1,5% nel 2017, oltre un punto in meno rispetto alle previsioni dei due anni precedenti. Per il 2018, invece, hanno ridotto le stime: +2%, anche in questo caso la forbice supera il punto percentuale.

E il debito pubblico? All'alba della Troika, come dicevamo, le previsioni dei falchi del rigore era che entro il 2020, grazie all'austerity, il peso del debito sul Pil sarebbe sceso al 120%. In realtà, nonostante persino Tsipras abbia seguito in buona parte i dettami dei creditori, il debito pubblico oggi viaggia intorno al 180%. L'ultima stima di Bruxelles è che, allo scoccare del fatidico anno 2020, bene che vada sarà del 167,4%. Insomma, previsioni più sballate di cosi'...

Guarda anche ...


Titolo