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O fai come ti dico io o ti taglio i fondi. È questo, in estrema sintesi, il funzionamento della democrazia europea che arriva a ricattare i cittadini con regole assurde che vanno cambiate quanto prima. 
 
Il cambiamento deve partire modificando, per la prossima programmazione,  l'impianto e la filosofia dell'attuale Regolamento Disposizioni Comuni che disciplina i cinque Fondi Strutturali e di Investimento per il periodo 2014-2020. All'interno di questo regolamento si introduce il collegamento con il semestre europeo, che è il ciclo annuale di relazioni, analisi e processi decisionali a livello di UE in relazione ai progressi compiuti nel conseguimento della strategia Europa 2020.
 
Sin dall'inizio della legislatura, nella Commissione per lo sviluppo regionale, ci siamo battuti per cambiare l'articolo 23 di questo regolamento che collega l'uso dei fondi europei tal rispetto delle politiche di austerità. Per noi questo è un errore clamoroso e controproducente per almeno due ragioni: 
 
1) SI CREA PIÙ DEBITO. Le sanzioni legate al disavanzo fanno peggiorare ulteriormente la situazione dei conti pubblici. Dal momento che i trasferimenti correnti e i trasferimenti di capitali dalle autorità nazionali sono le fonti di finanziamento principali delle autorità regionali e locali, ogni taglio in tal senso destabilizzerebbe i bilanci di queste ultime e limiterebbe drasticamente la loro capacità di contribuire agli investimenti pubblici. 

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2) SI DANNEGGIANO I CITTADINI. Una sospensione dei pagamenti e/o degli impegni del FESR o del FSE non solo danneggerebbe la pianificazione finanziaria a livello di programma ma potrebbe portare anche all'interruzione di progetti già iniziati nei territori. 
 
L'articolo 23 non è mai stato ancora applicato ma è una spada di Damocle sulla testa dei governi europei. La Commissione Juncker, con i suoi fedelissimi Moscovici e Dombrovskis, hanno più volte adombrato questa possibilità come minaccia anche nei confronti dell'Italia.
 
IL PRECEDENTE DI SPAGNA E PORTOGALLO
Nel luglio 2016, la Commissione Europea aveva avviato la procedura disciplinare formale contro Spagna e Portogallo per deficit eccessivo negli esercizi 2014 e 2015. Per i Commissari i due Paesi non avrebbero adottato misure efficaci per correggere il deficit abbastanza rapidamente. La decisione finale, abbastanza pilatesca, era stata alla fine quella di proporre 'zero sanzioni', anche per non turbare troppo il governo amico di Rajoy, allora sotto elezioni. È un esempio questo dell'ipocrisia europea. 
 
LA PROPOSTA
Il Movimento 5 Stelle propone di andare alla radice del problema e rivedere profondamente la ratio stessa del collegamento tra semestre europeo e politica di coesione, cancellando dunque ogni previsione di sanzioni, ingiuste, inutili e particolarmente penalizzanti per le autorità regionali e locali e per i beneficiari dei progetti. Non è la politica di coesione ad essere la causa del debito ma, anzi se parte di una politica di investimenti espansionistica, può essere parte della soluzione. 

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In un report del Giugno 2017, peraltro, la plenaria del Parlamento aveva votato, anche grazie ad un nostro emendamento, un testo che si esprime chiaramente contro la macro-condizionalità, ma la Commissione Europea ha deciso di non tenere conto di questa posizione e di riproporre nuovamente il principio e le sanzioni nel nuovo Regolamento Disposizioni Comuni per il periodo 2021-2027, che si sta negoziando proprio in queste settimane. Vogliono un'arma pronta sul tavolo per poter ricattare i cittadini, ma saremo noi  con le prossime elezioni di maggio a impedirglielo. #CambiamolaInsieme


LEGGI TUTTE LE INCHIESTE SULL'AUSTERITY:
1) Inchiesta a puntate sull'austerity: l'Europa dei cittadini tifa Italia.
2) I trattati e i regolamenti che hanno imposto l'austerity (2)


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