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intervento di Laura Ferrara, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa, in occasione del dibattito al Parlamento europei sul futuro dell'Europa con il primo ministro spagnolo Sanchez


"Presidente,

signor primo ministro,

la ringraziamo per essere qui con noi oggi.

Questo è il quindicesimo dibattito sul futuro dell'Unione europea che ospitiamo qui al Parlamento europeo.

Per la quindicesima volta dobbiamo ripetere che l'Unione sta indubbiamente attraversando un momento di estrema difficoltà. E per la quindicesima volta dobbiamo chiederci il perché. La nostra risposta è sempre la stessa: politiche sbagliate portano danni e ingiustizie.

Citerò soltanto due esempi. Le politiche di austerità hanno causato danni enormi nella nostra società.

Ieri il Presidente Juncker ha ammesso in quest'aula che queste politiche di austerità qualche danno lo hanno prodotto. Si dice meglio tardi che mai, ma qui no, qui siamo oltre il tempo massimo.

Abbiamo alimentato economie che hanno smantellato il sistema di tutele dei lavoratori e delle categorie più vulnerabili, lasciando insoddisfatti i bisogni di chi vive situazioni di estremo disagio sociale.

Parlare di giustizia sociale, di rispetto della dignità umana, del dramma della povertà, della mancanza di lavoro e dell'esclusione sociale, che vivono milioni di cittadini europei, non significa essere populisti ma significa prendere atto della realtà e dare immediate risposte.

Juncker e tutti i commissari si godano questi ultimi mesi che restano alla Commissione. Le prossime imminenti elezioni daranno una bella rinfrescata non solo a quest'Aula, ma a tutta la Commissione.

Il secondo esempio di politiche sbagliate che voglio citare riguarda le politiche migratorie. Qui il fallimento dell'Unione, una Unione di nome e non di fatto, è lampante.

La mancanza di una posizione comune sull'equa ripartizione delle responsabilità e sulla solidarietà nelle politiche di asilo e migrazione tra gli Stati membri, principi sanciti nell'articolo 80 del TFUE che hanno ormai ceduto il passo agli egoismi nazionali, ha affossato la riforma del Sistema europeo comune di asilo. I maggiori oneri nella gestione dei flussi ricadono su pochi Stati frontalieri. I fallimenti dell´Europa in queste politiche hanno un pesante impatto sia sui diritti fondamentali ma anche in termini di costi sociali ed economici, stimati annualmente in circa 49 miliardi di euro secondo un recente studio.

Ho fatto questi due esempi non a caso, primo ministro. Spagna e Italia sono due paesi del Mediterraneo che hanno interessi che coincidono, come ad esempio proprio su migranti e su economia.

Io e lei siamo espressione di forze politiche diverse. Eppure i nostri Paesi dovrebbero collaborare per combattere austerità e trovare soluzioni per la crisi migratoria.

In questo tutta l'Unione europea dovrebbe dare segni di vita. Come, cari colleghi, dovremmo dare altri segnali ai cittadini perché il vento del cambiamento sta soffiando in tutta Europa. I cittadini ci chiedono fatti e risposte concrete.

Per dare un futuro all'Unione iniziamo dagli sprechi: diamo il via ad una grande lotta agli sprechi dell'Unione. E facciamolo partendo da qui, da questo Parlamento, da questa inutile e ingiustificabile tripla sede.

Mantenere Strasburgo costa ai cittadini fino a un miliardo di euro a legislatura, cioè 200 milioni di euro ogni anno. Per restare aperta 48 giorni ogni anno. Con che faccia e con che coraggio possiamo giustificare queste cifre enormi davanti ai nostri cittadini? Non è possibile.

Vedete colleghi, chiedere la cancellazione di questo spreco non è un attacco alla democrazia. La democrazia non è un privilegio. Non è nemmeno un palazzo. Colleghi, primo ministro, da una parte ci sono i decimali, l'austerità, gli sprechi, i privilegi.

Dall'altra ci sono i cittadini e la richiesta di cambiamento. Ci sono persone da porre al centro delle politiche e delle decisioni dell'Ue su ciò che riguarda il loro benessere e il rispetto dei loro diritti, non da sacrificare in nome di imprecisati interessi economici e finanziari di cui pochi si avvantaggiano".

VIDEO. L'intervento in spagnolo di Laura Ferrara al Parlamento europeo


Intervento originale in spagnolo.


"Presidente,

Sr. Primer Ministro,

muchas gracias por estar aquí hoy con nosotros.
Éste es el décimoquinto debate sobre el futuro de la Unión europea que tenemos aquí en el Parlamento europeo. 

Por la décimoquinta vez tenemos que repetir que la Unión está atravesando indudablemente un momento de extrema dificultad. Y por la décimoquinta vez tenemos que preguntarnos porqué. Nuestra respuesta siempre es la misma: políticas equivocadas llevan a daños e injusticias.

Citaré solamente dos ejemplos. 

Las políticas de austeridad han causado daños enormes en nuestra sociedad.

Ayer el Presidente Juncker admititó en esta plenaria que estas políticas de austeridad han producido algunos danos. Se dice "más vale tarde que nunca", pero aquí no, aquí hemos pasado más allá del tiempo máximo.
Hemos creado economías que han desmembrado el sistema de proteción de los trabajadores y de las categorias mas vulnerables, dejando insatisfachas las necesidades de qui viven en dificultad.

Hablar de justicia social, de respecto de la dignidad humana, del drama de la pobreza, de la falta de trabajo y la exclusión social, que viven millones de ciudadanos europeos, no significa ser populistas pero significa tomar nota de la realidad y dar inmediatas respuestas.


Juncker y todos los comisarios disfruten estos últimos meses que le quedan a la Comisión. Las próximas elecciones llevaran un viento de cambio no sólamente a este Pleno, sino a toda la Comisión.
El segundo ejemplo de políticas equivocadas que quiero citar concierne a las políticas migratorias. Aquí el fracaso de la unión, una Unión de nombre y no de hecho, es evidente.

La falta de una posición común sobre el reparto equitativo de las responsabilidades y sobre la solidaridad en las políticas de asilo y migración entre los Estados miembros, han hundido la reforma del Sistema europeo comun de asilo. Estos dos principios establecidos en el artículo 80 del Tratado, pero ya han cedido el paso a los egoísmos nacionales.
Eso significa que los mayores gravámenes en la gestión de los flujos recaen sobretodo sobre los Estados fronterizos.

El fracaso de la Unión Europa en estas políticas tienen un impacto muy grande sobre los derechos fundamentales y también en términos de costes sociales y económicos, estimados anualmente en acerca de 49 millones de euro según un reciente estudio.
No es causal que haya citado estos dos ejemplos, primer ministro.
España y Italia son dos países del Mediterráneo que tienen intereses que coinciden, como por ejemplo la justicia en la gestión de los flujos migratorios y sobre la economía. Yo y usted somos expresión de dos fuerzas políticas diferentes.
Sin embargo nuestros Países deberían colaborar para luchar contra la austeridad y encontrar soluciones a la crisis migratoria. En este tema, toda la unión europea debería dar señales de vida.

Como, queridos colegas, deberíamos dar otros señalas a los ciudadanos porque el viento del cambio está soplando en toda Europa. Los ciudadanos nos piden hechos y respuestas concretas. Para dar un futuro a la unión tenemos que empezar recortando los derroches: vamos a comenzar una gran lucha contra los derroches de la unión.


Y hagamoslo partiéndo desde aquí, desde este Parlamento, desde esta inútil e injustificable triple sede.
Mantener Estrasburgo les cuesta a los ciudadanos hasta mil millones de euro para cada legislatura, es decir 200 millones de euro cada año. Para estar abiertos 48 días cada año. ¿Con qué cara y con qué ánimo podemos justificar estas cifras enormes delante de nuestros ciudadanos? No es posible. Colegas, pedir la cancelación de este derroche no es un ataque a la democracia. La democracia no es un privilegio. No es tampoco un edificio.

Colegas, primer ministro, de una parte están los decimales, la austeridad, los derroches, los privilegios. De la otra están los ciudadanos y la solicitud de cambio.
Hay que poner las personas en el centro de las políticas y de las decisiones del Ue, hay que poner el respeto de los derechos y el bienestar de todos los ciudadanos, no sacrificarlos en el nombre de determinados intereses económicos y financieros que aventajan pocas personas".

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