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di Rosa D'Amato, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa


In Europa ci sono dei modelli virtuosi di riconversioni di aree industriali. In Gran Bretagna, (Birmingham, Bristol, Grinshaw), Danzica, Ruhr, Bilbao e soprattutto Lille.
Il mio impegno da europarlamentare in questi anni tra l'Italia, il Sud d'Italia, Bruxelles e Strasburgo si è tutto concentrato sul diritto a una ottima qualità di vita e di lavoro. Che è poi il diritto al futuro della mia città, Taranto, così come del resto del Sud, dell'Italia, dell'Europa.

La battaglia da combattere per i cittadini della terra dei fuochi, di Brindisi, di Sarno. E' chiaro a tutti che va cambiato il modello industriale su cui si è sviluppata Taranto e che ha ormai i giorni contati. E' una questione insieme locale e globale.

E' la realtà quotidiana a dirci che i miti della seconda rivoluzione industriale come quello della crescita infinita, della prevalenza dell'industria sugli altri settori, del progresso che impone il sacrificio dell'ambiente alle attività economiche, che tutti questi miti si sono rivelati falsi e ormai fuori dal tempo.

La decarbonizzazione è ormai un processo ineluttabile. L'Europa guarda ad altri modelli. Parlo dell'Europa migliore, come quella delle esperienze della regione francese della Hauts-de-France, i cui rappresentanti ho incontrato lo scorso marzo proprio per condividere esperienze e progetti di riconversione produttiva e che hanno partecipato al workshopSTOA che si è tenuto il 26 febbraio al Parlamento europeo. E' questa l'Europa migliore, ma purtroppo non è tutta l'Ue, né soprattutto i poteri decisionali. In questi 5 anni, ho potuto vedere da vicino come la Commissione europea, gli Stati membri e una parte consistente di questo Parlamento sia ancora resistente al cambiamento.

Il Piano Juncker, così come gli investimenti della Bei hanno previsto e continuano a prevedere quote enormi di denaro destinate all'industria fossile. Lo ha dimostrato il ritardo con cui l'Europa si sta affacciando alla sfida del trasporto elettrico, solo per citarne una. Gli accordi di Parigi sono ancora sulla carta per buona parte. Per fortuna, grazie anche al buon lavoro del Movimento 5 stelle, il Parlamento ha saputo tracciare una rotta più decisa verso una economia circolare e indicare che l'uso dei fondi eu escluda fonti fossili, discariche e inceneritori.

Lo studio Taranto TRI.0 abbraccia la sfida dell'economia circolare, delle energie rinnovabili e loro stoccaggio; questa è l'unica possibilità concreta, realistica e percorribile per uscire dalla crisi strutturale e ormai endemica che attanaglia la seconda rivoluzione industriale e quelle città che più di altre ad essa hanno sacrificato le proprie risorse naturali ed umane.

E' tempo di agire e di essere lungimiranti ed operativi. Taranto TRI.0, i cui dettagli affido all'illustrazione di Antonio Parisi, punta i fari su quello che puo' e deve essere l'Europa e Taranto. Parla della Terza Rivoluzione Industriale, di un nuovo modello economico distribuito a più alta intensità di lavoro e a più bassa intensità di capitali rispetto al modello fossile della seconda rivoluzione industriale.

Nello studio Tri0 si evidenziano gli scenari possibili per Taranto derivanti dall'applicazione di un piano di riconversione. Il mio impegno non si ferma certo all'elaborazione di modelli economici possibili.

Lo studio ha dato modo di mettere assieme più soggetti che hanno costituito un Osservatorio, esso in un processo partecipativo dal basso che coinvolge, quindi la cittadinanza, l'imprenditoria, le associazioni di categoria, gli ordini professionali, Enti di ricerca, Scuole di formazione e soggetti finanziari, intende realizzare progetti imprenditoriali che lo studio prevede. Come: una Scuola di Alta Formazione sulle professioni del futuro, della 3° Riv. Industriale e una start up in campo medicale ma con produzione da stampanti 3D, Creazione di Consorzio di filiera della Canapa ad esempio nell'ambito della Pesca. Una riconversione dal basso...

Nel contempo dobbiamo ricordare che il Governo ha messo in campo una Commissione Speciale, la riattivazione del CIS, Contratto interistituzionale, il TIP- Il Tavolo Istituzionale Permanente, e l'Istituzione del Tecnopolo, e vede 3 progetti dello studio esserne parte integrante: Hydrogen Park, Decontamination Lab e distretto stampanti 3D".

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