Un coro di voci contro l'austerity #CambiamolaInsieme

cambiamolainsieme_cittadini_partecipazione.png


di Eleonora Evi, EFDD - Movimento 5 Stelle


"Un coro di voci contro l'austerity. Sono quelle dei cittadini europei che, in questi anni, hanno esercitato il diritto di petizione al Parlamento europeo per denunciare l'impatto devastante che hanno avuto queste politiche sulle loro vite.

La loro voce si è levata per contestare la violazione dei principi costituzionali di uguaglianza e non discriminazione.

La loro voce si è levata per rilevare che in ambito sanitario i tagli di bilancio hanno provocato la violazione del principio di non regressione delle politiche di assistenza sanitaria, compromettendo gravemente l'accesso alle cure mediche dei cittadini meno abbienti.

La loro voce si è levata per denunciare come le misure varate hanno portato a un aumento dei disoccupati e della precarietà, oltre a favorire i tagli a servizi sociali e misure di assistenza sociale.

La loro voce si è levata per evidenziare che le misure di austerità hanno peggiorato gli standard di vita delle persone con disabilità, determinandone l'esclusione sociale e tagliando gli aiuti alle famiglie.

La loro voce, però, non è stata ascoltata. Nonostante i dati socioeconomici mostrassero una realtà devastante e in continuo peggioramento, a livello europeo si è preferito proseguire a infierire senza pietà, in una sorta di circolo vizioso che ha trascinato i cittadini verso il basso. L'Unione europea non ha posto fine alle politiche di austerity e tutto ciò avveniva mentre i vertici delle istituzioni si rendevano artefici di condotte gravissime, a discapito di etica e morale, rendendo palese il loro rapporto privilegiato con le lobby più potenti del settore bancario e finanziario.

Prendiamo l'esempio più eclatante: quello di José Manuel Barroso, l'allora presidente della Commissione europea, interprete delle misure di austerità e, al termine del suo mandato, nominato presidente non esecutivo e advisor di una delle più potenti banche d'affari, la Goldman Sachs, implicata nello scoppio della crisi economica del 2008.

La vicenda è solo la punta di un iceberg di condotte vergognose. Un'inchiesta di Transparency International nel 2017 svela che il 50% degli ex Commissari europei era passato a lavorare per le più potenti lobby del settore privato, tra le quali troneggiano quelle del settore bancario e finanziario.

Finisce nel mirino anche il presidente della Banca Centrale europea Mario Draghi, stavolta però da parte della mediatrice europea Emily o'Reilly, la quale avvia un'inchiesta nei suoi confronti. Rileva così la sua appartenenza al "Gruppo dei 30", che raccoglie il Gotha del mondo bancario e finanziario privato, tra cui figurano anche i vertici di banche sottoposte alla vigilanza della stessa BCE.

Caso strano, ogni richiesta di adozione di norme morali presso le istituzioni europee è stata sistematicamente azzoppata da commissari, presidente della BCE e i gruppi espressione dell'establishment, ossia PPE e S&D. Viene negato anche un atto legislativo che renderebbe, per tutte le istituzioni ed agenzie dell'Unione, obbligatorio il Registro di Trasparenza. I motivi sono chiari: il vincolo aprirebbe il vaso di Pandora sui tanti conflitti d'interesse collezionati nei palazzi di Bruxelles.

Le prossime elezioni rappresentano una tappa storica: i cittadini avranno l'occasione di mandare a casa tutti i falsi profeti di un europeismo di facciata, di cui hanno beneficiato solo pochi a danno dei tanti. Il Movimento 5 Stelle continuerà ad essere interprete del cambiamento che i cittadini chiedono ormai da troppo tempo. È l'ora, #CambiamolaInsieme"

Guarda anche ...


Titolo