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di Rosa D'Amato, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa


Oggi è un giorno storico. Il Parlamento europeo, nella sua votazione in plenaria, ha cancellato il dannosissimo principio della macro-condizionalità economica, ovvero la possibilità di sospendere i Fondi europei per uno Stato che devia dai diktat economici della Commissione. È passato con 372 voti a favore e 300 contrari il nostro emendamento di rigetto. Questo voto rappresenta un cambio di paradigma importante, e di una presa di coscienza di come alcune regole stupide e penalizzante per i nostri territori non abbiano motivo di esistere. Ha vinto l'Italia, hanno vinto i cittadini. I fondi europei per i territori più in difficoltà sono salvi. I falchi dell'austerity hanno perso, l'austerity ha perso.

Nel rapporto ci sono anche molti altri elementi positivi. Si è aumentata la dotazione finanziaria totale della politica di coesione, proponendo un progetto di bilancio più ambizioso di quello proposto dalla Commissione (378 miliardi a fronte di 322). Grazie ai nostri emendamenti, abbiamo difeso e ottenuto anche il principio di territorialità nella politica di coesione. Se ci saranno, a discrezionalità dello Stato membro, dei trasferimenti verso strumenti come InvestEU, gli investimenti dovranno rimanere nella stessa categoria di regioni (ovvero negli stessi territori) da dove provengono le risorse.

Anche la quota di co-finanziamento europea, fondamentale per la liquidità delle regioni e degli enti locali e dunque per fare iniziare i progetti, è stata innalzata in maniera significativa (in particolare per le regioni meno sviluppate-dunque tutto il Mezzogiorno-dal 70% come proposto dalla Commissione al 85%).

Dal punto di vista ambientale e sociale ci sono diversi passi in avanti rispetto alla programmazione 2014-2020. Abbiamo dunque votato sì al rapporto e ci prepariamo al confronto con Consiglio e Commissione. Adesso dobbiamo stare attenti, molto attenti, nei triloghi, affinché il Consiglio, pressato dai falchi dell'austerità, non modifichi ancora il testo con la complicità di alcuni gruppi del Parlamento.

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