Così l'austerity ha massacrato Comuni e Regioni

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Inchiesta giornalistica pubblicata su Il Fatto Quotidiano


Negli ultimi 20, anni mentre la spesa pubblica dell'amministrazione centrale aumentava, a pagare il conto della disciplina fiscale europea sono state le amministrazioni locali, enti che gestiscono i due terzi degli investimenti pubblici. Dal Patto di stabilita interna introdotto nel 1999 al Fiscal compact del 2014, al pareggio di bilancio introdotto in Costituzione, le regole di governance economica hanno via via ridotto l'autonomia finanziaria delle amministrazioni decentrate.

Vincoli di spesa, come quello che impedisce di usare gli avanzi di bilancio dell'anno precedente (saldo tra entrate e uscite non negativo in termini di "competenza"), e tagli che non potendo incidere più di tanto sulla spesa corrente (stipendi, acquisto di beni e servizi) hanno colpito gli investimenti.

Un insieme di norme che, secondo uno studio dell' istituto di ricerca Eurispes, commissionato dal Movimento 5 Stelle, e che sarà presentato oggi al Parlamento Europeo, hanno portato gli investimenti netti dell'Italia dal 2013 in territorio negativo; vuol dire che non solo sono diminuite le nuove opere, ma non si è provveduto alla manutenzione necessaria per mantenere il valore del capitale fisso pubblico (edifici, strade, ponti e via dicendo), con gli immaginabili rischi e disagi connessi. Gli investimenti di comuni, province, città metropolitane e regioni nel 2017 hanno toccato il minimo storico degli ultimi 40 anni, con una contrazione del 9,1%. E non è un problema di mancanza di risorse spendibili. Proprio nel 2017 l'insieme dei Comuni doveva centrare l' obiettivo previsionale di un saldo di - 127 milioni di euro tra entrate e spese. Al momento del rendiconto si è certificato un eccesso di risparmio di 33,3 miliardi, con potenzialmente spendibili subito 5,3 miliardi.

Le Regioni che presentano la percentuale di Comuni con risultato di gestione positiva sono Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Valle D'Aosta, Sardegna e Umbria, in fondo alla classifica Abruzzo, Marche, Lazio, Puglia e Molise.

Che l'austerità deprima l'economia, e soprattutto quelle con alti debiti, lo ha ammesso dal 2012 anche il Fondo Monetario internazionale. Alla fine dell'anno scorso due due stimati economisti, Olivier Blanchard (ex capo economista dello stesso Fmi) e Jeromin Zettelmeyer (ex direttore generale per le politiche economiche del ministero tedesco dell'Economia), parlando dell'Italia hanno riconosciuto che le politiche del rigore del governo Monti nel 2012 hanno rallentato la produzione di quasi il 2%. Secondo i due, anche in un paese con elevato debito pubblico sono le politiche fiscali espansive che fanno aumentare la crescita, mentre quelle restrittive la deprimono.

La ricerca dell'Eurispes suggerisce come proprio lo sblocco della capacità di spesa degli enti locali possa essere uno strumento di rilancio dell'economia. Per Laura Agea, capo delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo "Questo rapporto aggiunge un nuovo tassello alla proposta del Movimento, su una nuova Europa capace di adattarsi e cambiare le proprie normative per essere vicina ai bisogni dei cittadini e dei territori. Congelare gli investimenti nei vincoli di bilancio è stata un'operazione masochistica, che ha messo in ginocchio il sistema paese".

Da notare che la Legge di bilancio 2019, consentendo agli enti locali di utilizzare parte degli avanzi finora bloccati, grazie all'abolizione di alcuni vincoli sull'avanzo di amministrazione, ha consentito nei primi due mesi del 2019 di realizzare un più 84,9% di spesa effettiva in conto capitale delle Regioni, rispetto allo stesso periodo del 2018, e un più 21,8% dei Comuni, con conseguente sblocco di appalti e investimenti.

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