Germania e Austria bloccano la direttiva acqua potabile

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di Eleonora Evi
, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa


"Mentre in Italia l'acqua pubblica è tornata al centro del dibattito politico grazie al Movimento 5 Stelle, che si appresta a portare alla Camera dei deputati il disegno di legge Daga, a otto anni dal referendum sull'acqua pubblica, l'Europa si dimostra non all'altezza delle aspettative dei cittadini sulla questione "acqua potabile".

Nonostante il Parlamento europeo si sia espresso sulla proposta per la nuova Direttiva Drinking Water già ad ottobre del 2018, il Consiglio è riuscito a mettersi d'accordo su una posizione comune solo il 5 marzo scorso: troppo tardi per l'avvio dei negoziati con il Parlamento entro la fine di questa legislatura.

Risultato? Le risposte che i cittadini italiani ed europei attendono da anni sul fronte dell'accesso all'acqua e i servizi igienico-sanitari e sul fronte della sicurezza dell'acqua potabile sono rinviati al prossimo ciclo politico. Un'occasione sicuramente sprecata e una dimostrazione lampante di come l'Europa sia influenzata da forze che frenano il cambiamento. In questo caso la colpa è tutta nel campo del Consiglio.

Durante il semestre di presidenza austriaca (giugno-dicembre 2018) i governi di moltissimi paesi europei, tra cui la Germania e la stessa Austria, hanno ostacolato i lavori sulla direttiva Drinking Water a causa della loro contrarietà granitica alla proposta della Commissione europea. Una proposta "buona", con cui l'esecutivo comunitario - per la prima volta in assoluto nella storia dell'Unione dall'adozione del Trattato di Lisbona - rispondeva a un'iniziativa dei cittadini europei (ICE) nel contesto di un atto legislativo.

É proprio nella proposta per la nuova Direttiva Drinking Water, infatti, che è arrivata la risposta all'ICE "Right2Water". Una risposta attesa dal 2015 da oltre 1 milione di cittadini che chiedevano all'Unione di garantire l'accesso all'acqua come diritto fondamentale, che però non è stata gradita da varie cancellerie europee, che si sono spinte addirittura a chiederne la cancellazione. Non certo l'Italia, che si è sempre battuta per questo tema, in linea con le iniziative politiche e legislative sull'acqua pubblica e sull'abbandono delle bottiglie di plastica mono-uso. Grazie alla determinazione del Ministro Costa c'è stato un cambio di passo sotto la presidenza rumena (1° semestre 2019) e si è trovata una quadra che ha permesso di salvaguardare il tema dell'accesso all'acqua nella posizione comune dei 28 Governi dell'UE, così come un approccio più rigoroso sulle PFAS.

Ad ogni modo, è un fatto che la speranza di poter adottare una nuova direttiva sull'acqua potabile nel corso di questa legislatura si è infranta contro il conservatorismo di alcuni Stati membri, che hanno fatto di tutto per ritardare il più possibile ogni decisione. Ci troviamo così costretti a "cristallizzare" la posizione del Parlamento per consegnarla alla prossima legislatura. Il voto dello scorso anno per il Movimento 5 Stelle era stato negativo. Se da una parte il Parlamento anche grazie ai nostri emendamenti era riuscito a migliorare leggermente la proposta sul versante dell'accesso all'acqua (esprimendosi per garantire la fornitura pubblica dell'acqua e per assicurare la fornitura di acqua nelle amministrazioni e negli edifici pubblici scoraggiando l'uso di acqua in bottiglie e contenitori di plastica monouso) dall'altra era stato deludente sul versante della protezione della salute in relazione alle PFAS. Avendo rigettato i nostri emendamenti che favorivano l'obiettivo "PFAS zero" e avendo scelto di disciplinare solo le PFAS "a catena lunga" ma non anche quelle "a catena corta" (vale a dire centinaia di sostanze tossiche solo parzialmente censite, rispetto alle quali le misure di salvaguardia come i filtri a carboni attivi utilizzati nell'area contaminata in Veneto si sono rivelate inefficaci) il Parlamento non aveva certamente agito nell'interesse generale, a tutela dei cittadini europei.

L'attuale direttiva Drinking Water è in vigore da 20 anni. Sebbene i cittadini europei abbiano accesso ad acqua sicura (il tasso di conformità generale supera il 99%) i parametri che usa per garantire la qualità nel punto di consumo vanno rivisti (anche aggiungendone di nuovi, come nel caso delle PFAS) per cominciare a esaminare in modo sempre più efficace le pressioni esistenti e quelle emergenti sulla qualità dell'acqua potabile".

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