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Ogni anno decine di milioni di euro dei contribuenti vanno a finire nelle casse dei partiti europei. Si tratta di finanziamenti forniti ad ogni delegazione presente al Parlamento, fondi messi a disposizione per spese riconducibili a riunioni, pubblicazioni, spese amministrative, per il personale e di viaggio. Anche le campagne elettorali delle elezioni europee sono foraggiate con questi soldi. Il prossimo appuntamento alle urne si avvicina e i costi di questa Unione sono a malapena nominati, se non addirittura taciuti, dagli altri partiti.

In questo mandato, ormai alle ultime battute, sono stati spesi circa 370 milioni di euro per partiti e fondazioni. Cifre da capogiro, che rappresentano un'offesa per i contribuenti messi in ginocchio da politiche fallimentari e a dir poco scellerate dell'Unione europea.

Come vengono spartiti questi finanziamenti? La famiglia del Partito democratico, il PES, ha usufruito ad esempio di oltre 32 milioni di euro solo durante questo mandato. Non rinuncia ai fondi neanche Alde, partito che al Parlamento europeo è guidato da Guy Verhofstadt, così bravo quando si tratta di puntare il dito contro gli altri, dimentica però di nominare gli oltre 12 milioni e mezzo presi dal suo partito negli ultimi 5 anni. Ma i finanziamenti da capogiro sono soprattutto quelli attribuiti al Ppe, di cui fa parte Forza Italia: gli incassi, in questo caso, ammontano a ben oltre i 42 milioni di euro.
C'è poi il Partito Democratico Europeo, il cui livello di finanziamento è stato pari a quasi 3 milioni di euro, e ancora i Verdi europei, i quali nell'ultimo mandato hanno usufruito di quasi 10 milioni.

I costi, paradossalmente, invece di diminuire aumentano. Le spese del Parlamento europeo sono passate da 1,737 miliardi, nel 2014, a quasi 2 miliardi nel 2019: in appena 5 anni è cresciuto di 300 milioni, un aumento ancora più immotivato se si considera la Brexit, che comporterà una riduzione di 46 seggi in Parlamento e che dovrebbe quindi comportare dei costi più bassi!

Noi abbiamo rinunciato a fondi per un valore pari a circa 3 milioni di euro. Siamo la dimostrazione che un'Europa diversa è possibile, ma serve la volontà di cambiarla davvero. Noi, come sempre, siamo disposti a rimboccarci le maniche e a lavorare per avvicinare questa Unione alle persone.

Siamo certi che si possa fare politica anche senza vessare i contribuenti e per noi si tratta di un dovere morale, di un atto di responsabilità, verso chi ci ha scelto come suoi rappresentanti. Per qualcun altro non è altrettanto scontato, ma alle prossime elezioni i cittadini tireranno le somme di questi ultimi cinque anni e daranno ragione al buonsenso e al cambiamento.

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