Usiamo i fondi europei per far rinascere i territori

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Intervista a Rosa D'Amato, Efdd - MoVimento 5 Stelle Europa, rilasciata all'Ansa

Tarantina, Rosa D'Amato è alla sua prima legislatura al Parlamento europeo, dove fa parte della commissione Sviluppo regionale. In questo ruolo e a nome del gruppo Efdd ha avuto modo di seguire da vicino come relatore ombra praticamente tutti i dossier che andranno a comporre la riforma della politica di coesione dopo il 2020.

Partiamo dal dossier che è stato approvato più di recente, quello sul Fondo europeo di sviluppo regionale. Si tratta della proposta del Parlamento Ue sulle nuove norme che andranno a normare questo fondo, che in questo settennato per l'Italia vale 33,5 miliardi. Quali sono i punti principali di questa proposta?

Nella proposta della Commissione europea il nuovo Regolamento per il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale conteneva alcuni elementi critici. Anche grazie all'approvazione dei nostri emendamenti, il testo approvato nella commissione parlamentare REGI ha migliorato la proposta iniziale.

Innanzitutto, nel testo modificato la concentrazione tematica viene 'misurata' partendo dalle tre categorie di regioni (più sviluppate, in transizione e meno sviluppate) e non dal livello nazionale. Ciò è molto importante in uno Stato con forti disuguaglianze come l'Italia, dove un approccio eccessivamente rigido avrebbe determinato notevoli problemi per raggiungere i target di sviluppo e di assorbimento dei fondi. In secondo luogo, viene introdotto il principio per cui almeno il 30% delle risorse delle regioni sia finalizzato all'obiettivo di "un'Europa più verde e a basse emissioni di carbonio". Positiva anche l'aggiunta della promozione della resilienza di fronte a disastri naturali come terremoti, frane e alluvioni, nonché l'enfasi data alla necessità di migliorare le capacità amministrative degli enti locali. Tuttavia la maggiore criticità riguardava la parte sugli investimenti fossili, che in linea di principio venivano esclusi ma con pericolose eccezioni. Con il voto della plenaria del 27 marzo, fortunatamente, queste eccezioni sono state eliminate.

Lei era relatrice ombra del testo, la cui firma principale era di Andrea Cozzolino
del Pd, mentre un secondo relatore ombra era un terzo italiano, Raffaele Fitto. Verrebbe da dire che c'è quindi una forte impronta italiana in questo testo. L'Italia ha giocato di squadra?

Sì, su alcuni elementi condividiamo le stesse idee, tra cui la volontà di andare al di là del Patto di Stabilità e Crescita. Sul tema ambientale invece la distanza tra noi e altri colleghi italiani è piuttosto netta. Il testo approvato in commissione REGI conteneva eccezioni allo stop ai fossili che consideravamo inaccettabili, ragione per la quale ci eravamo astenuti. Fortunatamente la Plenaria si è dimostrata più coraggiosa, votando a favore di un testo che adesso reputiamo molto buono.

Altro testo importante di cui è stata relatrice ombra è quello sulle disposizioni comuni a 7 fondi europei gestiti in maniera condivisa da Ue e Stati membri, dall'asilo, al Fesr, al Fse. Quando il Parlamento Ue ha votato si è parlato di fine dell'austerità. È così?

Sicuramente il testo contiene elementi molto positivi. Nel rapporto si è aumentata la dotazione finanziaria totale della politica di coesione, proponendo un progetto di bilancio più ambizioso di quello proposto dalla Commissione. Anche grazie ai nostri emendamenti, il principio di territorialità nella politica di coesione è stato mantenuto, o comunque dotato di numerose clausole di salvaguardia. Ad esempio se ci saranno dei trasferimenti verso strumenti come InvestEU, gli investimenti dovranno rimanere nella stessa categoria di regioni da cui provengono le risorse (e non solo nello Stato Membro, come prevedeva la proposta della Commissione). Questo principio è particolarmente importante per evitare che meccanismi di flessibilità eccessiva intra-nazionale possano ingenerare, per esempio in uno Stato con numerose disuguaglianze regionali come l'Italia, una corsa "competitiva" tra regioni molto diverse.

Anche la quota di co-finanziamento europea, fondamentale per la liquidità delle regioni e degli enti locali e dunque per realizzare concretamente i progetti, è stata innalzata in maniera significativa.

Soprattutto, però, grazie ad un nostro emendamento, abbiamo completamente cancellato il riferimento alla macrocondizionalità economica, cioè alla possibilità di sospendere impegni e pagamenti dei Fondi Strutturali nelle regioni che non rispettano i diktat dell'austerità, imposti dal Patto di Stabilità e Crescita.
È dunque un passo in avanti, ma non basta: c'è il rischio che la questione sia trattata in autunno a livello di Consiglio, nel box negoziale del Quadro Finanziario Pluriennale e dunque tolta al co-legislatore. Saremo in prima fila nel difendere i nostri territori sin da luglio.

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